Una Basilica Cattedrale di Reggio Calabria gremita ha accolto la testimonianza di Antonia Salzano, madre di san Carlo Acutis, in un incontro dedicato alla santità come cammino possibile per tutti, soprattutto per i giovani.
Una Basilica Cattedrale di Reggio Calabria piena come nelle grandi occasioni, gremita come non mai, ha ospitato Un appuntamento capace di raccogliere non soltanto le massime autorità cittadine e regionali (per il Consiglio regionale della Calabria erano presenti il capo di Gabinetto Carmelo Nucera e la vice capo di Gabinetto Sabina Cannizzaro), ma soprattutto una moltitudine di fedeli, famiglie, educatori e giovani, rimasti per circa due ore in ascolto, dentro un clima di profonda partecipazione.
Al centro della serata la testimonianza di Antonia Salzano, madre di san Carlo Acutis. L’incontro, moderato dal rettore del Seminario arcivescovile Pio XI, don Simone Gatto, è stato aperto dall’intervento dell’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria-Bova, monsignor Fortunato Morrone. Dopo la preghiera iniziale guidata dal vicario generale, monsignor Pasqualino Catanese, si è entrati nel vivo di una testimonianza semplice, profonda e capace di parlare al cuore. Le conclusioni sono state affidate alla professoressa Alda Modafferi dell’Istituto superiore di Scienze religiose “Monsignor Lanza”.
Il figlio che continua a parlare
Carlo Acutis, canonizzato il 7 settembre 2025 da papa Leone XIV, è stato ricordato non come un modello irraggiungibile, ma come un giovane di questo tempo: un ragazzo che ha fatto dell’amore per Dio il centro della sua breve esistenza terrena e che, proprio per questo, continua a parlare ai coetanei di oggi.
«Sono qui per testimoniare Carlo, soprattutto l’amore che Carlo aveva per Gesù, per l’Eucaristia, per i Sacramenti, per la Chiesa», ha detto Antonia Salzano, consegnando alla platea il nucleo più profondo della vita del figlio.
Le sue parole hanno attraversato la navata con una forza particolare, perché non nascevano da un racconto lontano, ma da una esperienza vissuta. In quel giovane morto troppo presto, la madre ha mostrato un’esistenza non interrotta, ma trasformata in seme. Carlo non è stato presentato come un ricordo da custodire, ma come una presenza che continua a generare fede, domande, conversioni, desiderio di bene.
L’Eucaristia, il grande amore di Carlo
Al centro della testimonianza è tornata più volte l’Eucaristia, che Carlo Acutis definiva il cuore della propria vita spirituale. Antonia Salzano ha ricordato la mostra sui miracoli eucaristici ideata dal figlio, diventata negli anni uno strumento di evangelizzazione capace di raggiungere ogni continente.
«Questa mostra sorprendentemente gira tutti i continenti, dalla Cina al Giappone, dall’India agli Stati Uniti, all’America», ha raccontato. «È qualcosa di meraviglioso, che aiuta tante persone a riavvicinarsi al Signore».

Poi il passaggio più intenso, quello che ha riportato il silenzio in Cattedrale alla sua dimensione più profonda: «Noi abbiamo Dio in mezzo a noi. Si nasconde nell’ostia consacrata, ma abbiamo la sua presenza viva e reale».
Per Carlo, ha spiegato la madre, l’Eucaristia e la Madonna erano i due grandi tesori. Da lì nasceva il suo modo di stare nel mondo, la sua capacità di guardare gli altri, il suo desiderio di portare Dio anche nel linguaggio contemporaneo, persino attraverso il Web.
Ai giovani: non sprecate la vita
Il momento più diretto è arrivato quando Antonia Salzano si è rivolta idealmente ai giovani presenti. Tanti, tantissimi, seduti tra i banchi della Basilica Cattedrale, hanno ascoltato il racconto di un ragazzo che avrebbe potuto essere un loro amico, un compagno di scuola, un fratello maggiore.
«Vivete la vita, massimizzatela per il bene, fate tutto per amore come faceva Carlo», ha detto. «Ma soprattutto cercate Dio. Carlo diceva: trova Dio e troverai il senso della tua vita».
È stato uno dei passaggi più forti della serata. Non un invito generico a essere migliori, ma una consegna precisa: non lasciare che la vita scorra in superficie, non consumarla nell’indifferenza, non accontentarsi di ciò che passa. «Dio esiste, esiste la vita eterna», ha aggiunto Salzano. «La vita va massimizzata per l’eternità. Ogni minuto che passa, diceva Carlo, è un minuto in meno che abbiamo per santificarci».
In queste parole si è concentrato il senso dell’intero incontro: la santità non come eccezione per pochi, ma come vocazione possibile, concreta, quotidiana. Una strada aperta anche per chi vive nel tempo dei social, di Internet, della velocità e delle fragilità giovanili.
La santità spiegata da una madre
Alla domanda su cosa sia la santità, Antonia Salzano ha risposto senza formule complesse, con parole essenziali e immediate: «Santità è amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi. Santità è fare bene, amare sempre di più e soprattutto cercare sempre di aiutare anche gli altri a trovare Dio».
In questa definizione semplice c’è tutto il profilo spirituale di Carlo Acutis: un ragazzo innamorato dell’Eucaristia, ma anche attento agli altri; un giovane capace di pregare, ma anche di comunicare; un adolescente pienamente immerso nel proprio tempo, ma orientato all’eternità.

E proprio per questo la sua figura continua a colpire. Perché non parla da una distanza irraggiungibile, ma da una normalità abitata da Dio. Carlo mostra che la santità non cancella la giovinezza, non spegne la vita, non toglie la gioia. La rende piena.
Il dolore e la fede
Nel racconto di Antonia Salzano non è mancata la ferita più grande: la perdita prematura di un figlio. Una domanda inevitabile, accolta con la discrezione e la fede di chi ha attraversato il dolore senza trasformarlo in disperazione.
«Queste sono decisioni supreme di Dio», ha affermato. «Noi accettiamo la volontà di Dio, perché tutto concorre al bene per coloro che amano Dio».
Parole che hanno mostrato il volto più intimo della testimonianza: non una madre che rimuove il dolore, ma una donna che lo affida. Non una memoria chiusa nel passato, ma una speranza che continua a camminare. In Carlo, ha lasciato intendere, la vita terrena si è conclusa presto, ma il bene generato non si è fermato.
La Calabria, terra di testimoni luminosi
Antonia Salzano ha voluto anche rendere omaggio alla Calabria, definita «una terra meravigliosa». «Qui - ha aggiunto - ho tanti parenti, con gioia ho finalmente risposto al loro invito affinché condividessi con la comunità reggina e calabrese questa mia testimonianza, prima di tutto di madre». Ha, quindi, raccontato di aver visitato la Certosa di Serra San Bruno e il santuario di Paravati, dove ha incontrato la nipote di Natuzza Evolo.
Proprio Natuzza, insieme a san Francesco da Paola, è stata richiamata come una delle grandi figure spirituali di questa regione. «Anche Natuzza ha aiutato tante anime», ha detto. «È stata una donna che si è spesa per il prossimo, un esempio di bontà e di pazienza, perché riceveva e aiutava tante persone».

Poi l’immagine conclusiva, semplice e luminosa: «Sono stelle luminose che il Signore ci manda per aiutarci anche noi a fare lo stesso».
Una presenza che resta
Quando l’incontro si è concluso, nella Basilica Cattedrale di Reggio Calabria è rimasta la sensazione di aver ascoltato qualcosa di più di una testimonianza. Le parole di Antonia Salzano hanno riportato Carlo Acutis in mezzo ai presenti: non come una figura lontana da venerare, ma come un giovane vivo nella fede della Chiesa, capace ancora di parlare ai ragazzi, alle famiglie, agli adulti, a chi cerca un senso alla propria esistenza, spesso contrassegnata da difficoltà e sofferenze.

Un messaggio arrivato con forza: «la santità non è una storia del passato, ma una possibilità del presente». E Carlo, con la sua vita breve e luminosa, continua a indicarla con la forza disarmante dei testimoni veri.

