Wednesday, 08 December 2021

Crisi: serve una visione di prospettiva

Il momento politico nazionale è evidentemente segnato dalla concomitanza di tre elementi, tutti ugualmente e potenzialmente pericolosi per la tenuta stessa del Sistema Italia. In primo luogo, la crisi economica che aggrava criticità irrisolte per tanto, troppo tempo;ancora,la percezione che i cittadini hanno dei partiti politici incapaci di essere protagonisti di reali, concreti e significativi percorsi di rinnovamento ed infine la montante avversità nei confronti del Sistema politico - complessivamente inteso - che dà luogo a fenomeni, ormai di massa, come il movimento grillino.

La contemporanea presenza di questi tre elementi – e, per quanto riguarda il PDL, anche le evidenti conseguenze di risultati elettorali affatto confortanti – non possono non indurre un grande partito popolare, a vocazione maggioritaria, verso percorsi audaci, di dura analisi e conseguenzialmente di rinnovamento.

I protagonisti devono essere – per forza di cose ed in virtù di responsabilità assegnate dagli elettori e dai militanti - coloro i quali sono in prima fila nella vita pubblica, politica ed amministrativa, tanto a livello nazionale quanto su base territoriale: leggo ed intendo in tal senso le dichiarazioni del Presidente Scopelliti sulla realtà attuale del partito e sulla necessità di procedere ad una sua profonda rivisitazione.
Penso che delle considerazioni del Presidente, due elementi siano assolutamente importanti:da un lato, il ruolo degli eletti e la loro capacità di interpretare, sostenere ed implementare percorsi politici (e questo giova a distinguere chi merita e chi no, giovane o anziano che sia) dall’altro, l’urgenza rappresentata dall’esigenza prioritaria di aprire il Partito alla società civile, al variegato mondo dell’associazionismo ed al contributo di quei giovani a cui forse – per politiche sbagliate – è stato condizionato il futuro ed a cui non si può impedire di partecipare al governo del loro presente.
Va da sé che entrambi gli elementi citati impongono, di fatto, scelte chiare. La prima riguarda la capacità che il Partito ha di selezionare la propria classe dirigente – locale, regionale o nazionale – e non può esserci selezione autentica se non c’è competizione poiché è nel confronto che è possibile scegliere.La seconda riguarda – naturalmente – la legge elettorale.

Lo strumento attraverso il quale vengono fissati i meccanismi che danno forma alla rappresentanza, non è solo materia di costituzionalisti né tantomeno può essere ridotto a mero esercizio intellettuale.
La legge elettorale – con la possibilità di scelta da parte dei cittadini – è cosa drammaticamente seria e la competizione elettorale vera – quella nella quale i cittadini hanno concretamente la possibilità di scegliere – è un formidabile strumento di selezione.
In tal senso, le parole del Presidente Scopelliti offrono preziosi spunti di riflessione sui quali occorre confrontarsi. Penso che l’alternativa sia assolutamente chiara: o si sceglie dunque di rimettere insieme, elemento per elemento, i pezzi originali di una impostazione crollata, oppure prendiamo atto dell’impossibilità di rattoppare, ricomporre, aggiustare e ci rendiamo protagonisti di una svolta vera. Il tempo delle alchimie, delle sigle vuote di contenuto e dell’autoconservazione a tutti i costi è irrimediabilmente finito.
Lo testimoniano gli elementi che citavo in apertura e soprattutto il fatto che i consensi per quella definita come antipolitica aumentino costantemente. Se non ci sono proposte, percorsi riconoscibili, autorevolezza e pieno mandato elettorale è del tutto ovvio che fenomeni – come l’astensionismo che è di gran lunga il partito più consistente – e come quello del Movimento cinque stelle aumentino a dismisura ruolo e consensi.
Non è merito di qualche guru o pseudo profeta; è demerito di chi poteva e non ha fatto; di chi doveva e si è tirato indietro.
Il Pdl ha davanti a sè questi obiettivi: rinnovare profondamente con il contributo di giovani e donne e ristabilire il rapporto diretto e fiduciario eletto-elettori. Se non cogliamo per intero la sfida è assolutamente facile prevedere quale possa essere la conseguenza: un Partito archiviato e magari rinato con un nuovo nome.
Ma se uno sta male non guarisce se cambia il nome. Ci vuole la cura giusta, non l’ufficio anagrafe.