Saturday, 22 January 2022

De Masi: rilanciare i valori della politica

Si stagliano, in un pigro e monotono dibattito, inerente alla crisi della politica, abusate e fuorvianti argomentazioni, sia in ordine all’individuazione della sua origine, che, soprattutto, all’indicazione delle soluzioni possibili.Si ritiene, tanto per fare un esempio simbolicamente significativo, che l’attuazione Si stagliano, in un pigro e monotono dibattito, inerente alla crisi della politica, abusate e fuorvianti argomentazioni, sia in ordine all’individuazione della sua origine, che, soprattutto, all’indicazione delle soluzioni possibili.Si ritiene, tanto per fare un esempio simbolicamente significativo, che l’attuazione di talune riforme istituzionali ( riduzione del numero dei parlamentari, abolizione del bicameralismo perfetto, nonché cambiamento della legge elettorale) possano rappresentare la manifestazione di una rinnovata capacità della classe dirigente di corrispondere a bene comune.

Il Capogruppo di Italia dei Valori Emilio De Masi


Al di là dell’ormai prolungata stagione degli annunci riformatori, mai realizzata e che sarebbe indubbiamente utile fare, le vere distanze tra la politica e le sue espressioni istituzionali da un lato e la società dall’altro, sono misurabili nella abdicazione della politica stessa al ruolo fondamentale di entità che provvede al miglioramento delle condizioni di un paese.

Si tratta, in sostanza, di una mediocre percezione della crisi della politica, probabilmente calcolata, e interamente riconducibile alla necessità di rimaneggiamento delle regole che la presidiano.

L’attuazione di tali riforme, come già detto utili, con ogni probabilità non si rivelerebbe decisiva ai fini della ricomposizione della lacerazione evidente con l’opinione pubblica.D’altro canto, questa intuisce, riaffermando una volta di più il suo avanzamento rispetto alla politica,che quest’ultima anche se governata da norme datate, ben altra efficienza “produttiva” può e deve determinare. E non è casuale che, dopo un iniziale ed entusiastica adesione al governo Monti, le nostre comunità ne testimoniano crescente lontanza per via esattamente della sua ormai manifesta inadeguatezza politica, nel senso più proprio appena richiamato.L’ultimo episodio verificatosi in Consiglio dei Ministri, laddove si era pronti a varare finalmente un decreto per la crescita, ed invece rinviato o più probabilmente sepolto, nel sancire il fallimento definitivo dell’attuale compagine ministeriale, suscita oltre ad indignazione, drammatiche pulsioni sociali nelle fasce più deboli di una popolazione ormai stremata.

Il rigorismo è il paradigma della mentalità accademicistica, del tutto impropria quale ispirazione di una attività di governo che, per essere tale, deve esplorare la realtà per conoscerla concretamente ed esibire puntuali sensibilità verso ogni forma di esclusione e di debolezza sociale.

La ragione più autentica dunque, della cosiddetta crisi della politica risiede esattamente nella sua totale assenza.Il potere legislativo è affidato ad alcune centinaia di nominati che, a loro volta, sostengono un governo altrettanto nominato: dagli Stati predominanti l’Unione Europea e dal Presidente della Repubblica.

Questi, molto più attento ad una certa ineccepibilità istituzionale del suo magistero che ad una interpretazione della Costituzione nei suoi fondamenti sociali ed umani più significativi.

Così come il presidente Di Pietro invoca, occorre, per risolvere la crisi della politica, ricostituirne senso, struttura e valore. Servono, ed immediatamente, nuove elezioni rispetto alle quali sarebbe un errore fatale predisporsi con l’unico intento di vincerle ma senza adeguata ricognizione di tutti i fattori politici in grado di preludere al ritorno di un governo politico e, dunque, capace di comprendere e rispettare i bisogni più autentici del paese.