Monday, 06 December 2021

Perché nasce “Calabria on web”

Il Presidente Francesco Talarico


La Calabria, come sanno soprattutto i calabresi, è una regione con tanti problemi, ma ha il bisogno primario, insieme ad altre necessità, di compiere atti trasparenti, di farsi conoscere meglio nella sua vera essenza e di uscire dall’emarginazione culturale e sociale, liberandosi dai pregiudizi legati alle frontiere fisiche e mentali di parte dell’opinione pubblica nazionale e della grande informazione.  In tutto questo la comunicazione è essenziale perché si muove dentro il quadro di una realtà sociale ed economica in continua evoluzione e prepara il terreno ai processi di cambiamento di ogni collettività che aspira ad essere efficiente e moderna.

“Calabria on web” nasce per allargare gli orizzonti della regione verso altre aree del Paese e soprattutto all’estero, dove vivono moltissimi calabresi che non hanno dimenticato le loro radici e rappresentano una risorsa umana e culturale da tutelare e valorizzare. Nasce, cogliendo l’opportunità rappresentata dalla rete, anche per aprire, ancora di più, le porte del Consiglio regionale ai cittadini, rafforzando la nostra linea di trasparenza e cambiamento che è indispensabile per guadagnarsi la fiducia dei cittadini e instaurare un dialogo proficuo tra palazzo e comunità.La comunicazione in rete è ormai un passaggio fondamentale dello sviluppodi una società e la rivista on line del Consiglio regionale vuole creare un ponte, non solo ideale, ma concreto e visibile, tra i cittadini e l’istituzione, sulla scia di un percorso che abbiamo iniziato in questa legislatura.

In questa direzione, auspicando di riunire, intorno a “Calabria on web”, le risorse disponibili e le intelligenze più vive e impegnate in Calabria, insieme ai calabresi che vivono fuori della regione, tendiamo a intensificare un lavoro già avviato, mirando a coinvolgere nei nostri progetti le nuove generazioni, che debbono diventare gli artefici del cambiamento di questa regione. Comunicando di più e meglio, dobbiamo anzitutto ribaltare quell’idea di Calabria dove niente funziona, o funziona poco, e tutto il resto è male. Questo sguardo sbagliato sulla nostra regione, frutto assai spesso di scarsa conoscenza dei fatti, di situazioni e avvenimenti, dobbiamo correggerlo lanciando messaggi forti e credibili,  operando per produrre mutamenti di comportamenti e di costumi che hanno finora rappresentato, insieme a quel male assoluto della ndrangheta, un freno all’ingresso nella modernità di questa nostra terra.

Alla Calabria serve mettere in  “rete”  l’impegno delle istituzioni e della società civile, il talento dei calabresi residenti nella regione e le capacità dei  molti calabresi che vivono all’estero e in altre regioni d’Italia e che si sono affermati nelle pubbliche amministrazioni, nella ricerca, nelle attività scientifiche e nelle professioni mediche.  Senza, tuttavia, dimenticare che il punto da cui partire, nel ricostruire la nostra immagine e la nostra storia, va cercato nell’umiltà e nell’umanità della nostra gente, a cui bisogna dare voce e restituire la dignità a volte strappata dalle disattenzioni, dai ritardi, dagli errori di chi ha avuto ed ha responsabilità, nella politica e nelle istituzioni, al centro come in periferia.Il volto vero della Calabria è scolpito nelle facce indurite dalla fatica e nelle braccia che hanno contribuito, in tutto il mondo, a sviluppare le economie e le società  dei paesi oggi più moderni ed evoluti. E’ scolpito nei volti dei calabresi che sono rimasti nella loro terra ed hanno sperimentato la fatica, le sofferenze, le privazioni e ogni genere di difficoltà, come è scolpito pure nei volti di quanti hannodovuto allontanarsi da affetti e luoghi dove affondavano le loro radici, per andare lontano a cercare pane e lavoro.Il nostro futuro ha una strada obbligata che parte dal basso, dall’analisi dei problemi e dallo studio delle soluzioni concrete, dalla condivisione delle esperienze e dai progetti che possano metterci in relazione con le diverse identità territoriali del Paese, per cercare insieme le soluzioni nell’ambito di una cultura orientata al progresso umano e al bene comune.

Più comunicazione, più condivisione, più capacità di mettersi in “rete”  possono essere utili al processo di cambiamento e al ripristino di quei valori etici che sono stati il robusto supporto di un’autentica cultura di vita del nostro popolo.

 

*Francesco Talarico presidente del Consiglio regionale della Calabria