La Festa della Poesia riporta l’opera del grande autore calabrese nei luoghi in cui nacque e maturò. Melicuccà diventa così non soltanto custode di una memoria, ma centro vivo di produzione culturale, capace di collegare il destino appartato di Lorenzo Calogero alle voci più autorevoli della letteratura contemporanea.
Melicuccà, origine e destino
Per comprendere Lorenzo Calogero bisogna partire da Melicuccà. Il piccolo centro del Reggino, adagiato sul versante settentrionale dell’Aspromonte, non rappresentò soltanto il suo luogo di nascita, ma anche lo spazio fisico e interiore nel quale si svilupparono la sua inquietudine, il bisogno di ascolto e una scrittura rimasta a lungo lontana dai principali circuiti culturali italiani.
Lorenzo Giovanni Antonio Calogero nacque a Melicuccà il 28 maggio 1910, terzo di sei figli. Medico per formazione e poeta per vocazione, cominciò a scrivere i primi versi tra il 1932 e il 1933, nel pieno della stagione ermetica italiana. Morì nello stesso paese nel marzo del 1961, dopo una vita segnata dalla solitudine, dalle difficoltà personali e dalla continua ricerca di un riconoscimento editoriale che sarebbe arrivato soprattutto dopo la sua scomparsa.
Il legame con il borgo fu dunque totale: Melicuccà fu la casa, il rifugio e, insieme, il simbolo di una distanza. Quella lontananza geografica dai centri editoriali contribuì all’isolamento del poeta, ma rese il paese parte integrante della sua vicenda umana. Oggi il sito istituzionale del comune di nascita presenta il centro come «patria del poeta Lorenzo Calogero», riconoscendo in questa eredità uno degli elementi più profondi della propria identità culturale.
Un percorso poetico tra solitudine e ricerca espressiva
La poesia di Calogero si colloca in equilibrio tra ermetismo, surrealismo ed esistenzialismo, ma sfugge alle definizioni rigide. Nelle sue pagine si avvertono inizialmente echi di Giacomo Leopardi, Giuseppe Ungaretti, Giovanni Pascoli e Salvatore Quasimodo. Con il tempo, tuttavia, la sua voce assume un carattere sempre più autonomo, concentrato, visionario e capace di trasformare l’esperienza interiore in immagini di rara intensità.
Negli anni Quaranta, mentre attraversava la dolorosa conclusione del rapporto con Graziella, studentessa di Reggio Calabria, continuò a scrivere e a rivolgersi senza successo alle case editrici. In pochi giorni compose Avaro nel tuo pensiero, opera rimasta inedita fino al 2014.
Gli anni Cinquanta furono particolarmente difficili. Nel 1955 arrivò il primo ricovero a Villa Nuccia, clinica per malattie nervose di Catanzaro; nel 1956 seguì un nuovo ricovero, insieme al dolore per la morte della madre, alla quale era profondamente legato. Nonostante tutto, fu una stagione di straordinaria produttività. A quel periodo appartengono raccolte come Parole del tempo e Come in dittici.
Proprio allora Calogero entrò in contatto con intellettuali come Giancarlo Vigorelli, Carlo Betocchi e Leonardo Sinisgalli. Quest’ultimo fu tra i suoi primi estimatori e firmò la prefazione di Come in dittici, riconoscendo la forza di una poesia capace di dare consistenza e durata alla materia del sogno.
Nei Quaderni di Villa Nuccia, composti tra il 1959 e il 1960, il linguaggio diventa più limpido e affiora un urgente desiderio di comunicazione. Eppure, per il poeta di Melicuccà, la solitudine rimase l’interlocutrice più costante. La sua non fu semplicemente una poesia scritta: fu una poesia vissuta, attraversata fisicamente, fino a coincidere con la sua stessa esistenza.
Il riconoscimento arrivato dopo la morte
Ignorato a lungo dalla critica e respinto dagli editori, Lorenzo Calogero conobbe dopo la morte un improvviso momento di attenzione. Le sue opere furono accolte dall’editore Lerici nella collana dedicata ai poeti europei e, nella prima metà degli anni Sessanta, il “caso Calogero” entrò nel dibattito letterario nazionale.
Giuseppe Ungaretti scrisse che «Lorenzo Calogero, con la sua poesia, ci ha diminuiti tutti». Anche Eugenio Montale, pur invitando ad attendere la prova del tempo, gli riconobbe un autentico temperamento poetico. Il suo destino resta quello di un autore capace di lasciare decine di migliaia di versi e, al tempo stesso, di rimanere ai margini delle grandi ricostruzioni della letteratura italiana.
La critica ha successivamente collocato la sua opera in un postermetismo maturo, considerandola una possibile cerniera tra le esperienze ermetiche e le sperimentazioni degli anni Sessanta. Al di là delle classificazioni, ciò che emerge è l’originalità di una voce che non assomiglia pienamente a nessun’altra e che continua a richiedere ascolto.
La Festa della Poesia nel ricordo di Calogero
Dal 6 all’11 agosto 2026, proprio nei luoghi legati alla vita del poeta, Melicuccà ospiterà la terza edizione della Festa della Poesia “Lorenzo Calogero”. Per sei giorni strade, piazze, palazzi e spazi simbolici del paese accoglieranno poeti, scrittori, studiosi, artisti e musicisti.
Ideata e curata dal regista ed editore Nino Cannatà e promossa da Lyriks Edizioni, la manifestazione ha assunto in pochi anni la forma di un laboratorio permanente di ricerca. Poesia, teatro, arti visive, filosofia, musica e paesaggio si incontrano per riportare Calogero nel dialogo letterario italiano ed europeo.
La rassegna non propone soltanto celebrazioni, ma costruisce esperienze diffuse nei «luoghi dell’anima» del poeta, mettendo in relazione le sue parole con gli ulivi della Piana, i paesaggi aspromontani, i sentieri verso la Costa Viola, il monte Sant’Elia e le testimonianze della civiltà monastica bizantina. La dimensione territoriale è parte essenziale del progetto: la poesia esce dalle pagine, attraversa il borgo e diventa occasione di partecipazione collettiva.
Le voci degli autori conteporanei
Il programma 2026 nasce da un’idea precisa: mettere Lorenzo Calogero in dialogo con gli autori della tradizione e con alcune delle personalità più autorevoli della poesia contemporanea.
Tra gli ospiti figurano Milo De Angelis e la poetessa statunitense Jorie Graham. Saranno inoltre proposti momenti dedicati alle voci della Calabria, con approfondimenti su Alba Florio, Franco Costabile e Gian Giacomo Menon, definito il «gemello di Calogero separato alla nascita».
L’avvio del percorso sarà collegato all’ampliamento del Viale dei Canti di Giuseppe Caccavale, inaugurato nel 2025 e concepito come un’opera destinata a trasformare progressivamente il paese in un museo poetico a cielo aperto.
Non mancheranno attività pensate per i bambini, incontri, letture, dialoghi, nuove pubblicazioni, spettacoli e percorsi capaci di avvicinare pubblici diversi alla parola poetica. L’obiettivo è rendere l’opera di Calogero accessibile senza impoverirne la complessità, mostrando quanto le sue domande sull’identità, sull’amore, sull’isolamento e sul bisogno di comunicazione appartengano ancora al presente.
Musiche, spettacoli e residenze artistiche
Ampio spazio sarà riservato anche alla musica, a partire dall’incontro con i Suoni dell’Aspromonte. È prevista la prima esecuzione assoluta di Aereo suono odi nello spazio di Andrea F. Calabrese, composizione commissionata dalla Festa.
Il rapporto tra parola e musica elettronica sarà esplorato attraverso il progetto Alta gola, mentre installazioni, video e opere multimediali amplieranno il confronto tra poesia e linguaggi contemporanei.
Uno degli omaggi principali sarà dedicato a Giancarlo Cauteruccio, regista, scenografo, attore e protagonista di oltre quarant’anni di ricerca teatrale. Nel programma troverà spazio il suo Laboratorio per l’addestramento della Luce. A Cauteruccio sarà inoltre intitolata la Residenza d’artista di Palazzo Capua, destinata a diventare un luogo stabile di incontro e sperimentazione.
Un ulteriore tributo sarà rivolto al poeta e critico Plinio Perilli. È prevista anche la proiezione del documentario Sulla punta di una matita. Conversazioni con Milo De Angelis, ulteriore tassello di un programma costruito come un insieme di esperienze trasversali, gratuite e aperte a tutti.
Una rete unita dalla poesia
Il progetto si avvale del sostegno del Comune di Melicuccà e del patrocinio della Regione Calabria, del Consiglio regionale della Calabria e della Città Metropolitana di Reggio Calabria.
Accanto alla Fondazione Leonardo Sinisgalli, la cui partecipazione rinnova idealmente l’amicizia tra Calogero e Sinisgalli, collaborano il Liceo Scientifico Statale “Alessandro Volta” di Reggio Calabria, la Biblioteca Consorziale di Viterbo, il Junior Poetry Festival, l’Archivio Giancarlo Cauteruccio, la Compagnia Teatrale Krypton e numerose realtà impegnate nella cultura, nella formazione e nella ricerca artistica. Il rapporto con la Fondazione Leonardo Sinisgalli è simbolicamente consolidato anche dal gemellaggio tra Melicuccà e Montemurro.
Il borgo che non vuole più dimenticare
La Festa della Poesia nasce per impedire che Lorenzo Calogero venga nuovamente relegato ai margini. Il paese nel quale il poeta sperimentò l’isolamento diventa oggi il luogo della condivisione; la distanza dai grandi centri culturali si trasforma in apertura internazionale; il silenzio che accompagnò la sua vita lascia spazio a letture, incontri, musica e immagini. È anche il riscatto dei tanti borghi che rischiano di essere dimenticati, custodi di storie, identità e patrimoni capaci di parlare ancora al presente.
In questa inversione di prospettiva si trova il significato più profondo della manifestazione. Melicuccà ricorda uno dei suoi figli più illustri: si riconosce nella sua poesia e la consegna alle nuove generazioni. Il borgo aspromontano diventa così il punto dal quale ripartire per restituire a Lorenzo Calogero il posto che gli spetta nella storia della letteratura italiana ed europea e, insieme, per riaffermare il valore dei piccoli paesi come luoghi vivi di memoria, cultura e futuro. (In foto, Lorenza Calogero nella celebre posa che ispirò il monumento a lui dedicato conservato a Melicuccà – fonte: Sito dedicato alla figura del poeta)