Una giornata di studio e testimonianze ha riportato al centro la figura di Corrado Alvaro: uno sguardo europeo che nasce dalla Calabria e parla al presente, soprattutto alle nuove generazioni.
Un autore “in anticipo” sul suo tempo
«È stato un grandissimo intellettuale, uno dei maggiori del suo tempo». Da questo giudizio di Aldo Maria Morace prende avvio il Corrado Alvaro Day, ospitato a Palazzo Campanella e promosso dal centro territoriale di Reggio Calabria dell’Associazione italiana parchi culturali (Aiparc).

Morace, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Corrado Alvaro, ha rimesso subito in evidenza l’attualità dello scrittore calabrese, indicandolo come un autore capace di leggere con anticipo le trasformazioni della società. «Era uno capace di capire dove stava andando la società, aveva delle antenne vibratili», ha spiegato, ricordando come Alvaro fosse stato «il primo a capire, per esempio, che cosa stava succedendo in Germania». Ne emerge il profilo di un intellettuale che seppe cogliere per tempo anche «i nuovi mostri che si stavano profilando» nell’Europa del Novecento, dentro «il secolo della paura, il secolo del razzismo, il secolo della dispersione della personalità».
Radici calabresi e respiro europeo
Uno scrittore europeo, dunque, ma con radici profondissime nella sua terra. Ed è proprio nel rapporto con la Calabria che Morace ha individuato uno dei tratti più forti della poetica alvariana: «Era un amore disperato – ha detto – nel senso che tutta la sua poetica scaturiva da qua».
Un legame essenziale, che non diventa chiusura, ma capacità di tenere insieme tradizione e lettura del presente: «Bisogna conservare il senso della tradizione e poi, sulla scorta di questa suggestione, andare a scoprire la società contemporanea. Ma senza perdere i valori archetipici, primigeni della sua società, che era quella calabrese».
Giovani protagonisti
Il seminario Corrado Alvaro, dalla Calabria all’Europa ha visto, oltre a Morace, anche la presenza del professor Antonio D’Elia, dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria e del professor Giuseppe Lo Castro, docente dell'Università degli Studi di Messina. La giornata è stata pensata non come semplice commemorazione, ma come occasione per restituire centralità a un autore che continua a parlare al presente. A fare da cornice all’iniziativa anche le opere dell'artista Pasquale Franzè, esposte per l’occasione, contribuendo a dare ulteriore spessore culturale all’appuntamento.
Ampio spazio è stato riservato ai giovani, protagonisti del progetto Calabria, terra mia: dalla Calabria all’Europa, che ha premiato i migliori tra i trenta, tra testi, video e poesie, elaborati presentati dagli studenti dei Licei reggini "Campanella - Preti - Frangipane", "Volta", "Da Vinci", Convitto "Campanella".
A sottolinearne il valore è stato il presidente nazionale Aiparc, Salvatore Timpano: «Lavori che testimoniano un lavoro profondo e partecipato». E ancora: «I ragazzi non si sono limitati a leggere, ma hanno interpretato, rielaborato, offerto una visione contemporanea della Calabria e del suo possibile ruolo in Europa».
Il messaggio delle istituzioni e l’eredità culturale
Nel significato complessivo della giornata si inserisce anche il commento del presidente del Consiglio regionale della Calabria, Salvatore Cirillo, che ha rimarcato il valore di un appuntamento dedicato a uno dei figli più illustri della Calabria. Il senso del messaggio è chiaro: «autori come Alvaro appartengono profondamente all’identità della regione, ma hanno saputo parlare ben oltre i confini calabresi, rivolgendosi all’Italia e all’Europa. E proprio per questo la cultura non può restare confinata alla memoria o alla celebrazione, ma deve diventare occasione viva di crescita, soprattutto per le nuove generazioni».

Su questa stessa linea si colloca anche il riconoscimento attribuito a Giusi Princi, che nel suo precedente incarico da vicepresidente della Giunta regionale con delega all’Istruzione e alla Cultura ha promosso lo studio di autori calabresi come Alvaro, Strati e La Cava. Una scelta che nasce dalla convinzione che, come la stessa europarlamentare ha sottolineato, «attraverso le opere dei grandi scrittori si comprendano meglio la società e le sue contraddizioni, e che la cultura, soprattutto per i giovani, sia uno strumento di libertà, perché aiuta a formare coscienze più consapevoli e più libere».
Il premio Demetra e i riconoscimenti
Nel corso dell’iniziativa sono stati conferiti anche il Premio nazionale Aiparc Demetra “Irene Tripodi”, giunto all’undicesima edizione, all’eurodeputata Giusy Princi e al maestro ceramista Vincenzo Ferraro. In sala, tra gli altri, era presente, in rappresentanza del presidente del Consiglio, anche il vice capo di gabinetto del Consiglio regionale della Calabria, Sabina Cannizzaro.
La lezione ancora attuale di Alvaro ai giovani
A chiudere idealmente la giornata è stato ancora Morace, traducendo nell’oggi una lezione che resta attualissima. Alla domanda su cosa Alvaro direbbe ai giovani, la risposta è stata netta: li inviterebbe a esercitare fino in fondo il senso critico. Del resto, ha osservato lo studioso, Alvaro «aveva paura dell’imbonimento della narrazione falsa che oggi, purtroppo, ci opprime». Ed è forse proprio da qui che la sua voce continua a parlare: dalla capacità di leggere il proprio tempo senza smarrire verità, radici e libertà di giudizio.
