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Giovedì, 29 Luglio 2021

Nel cuore della Piana di Gioia Tauro c'è un borgo pervaso di cultura

Terranova Sappo Minulio è oggi un piccolo comune di 466 abitanti, della provincia di Reggio Calabria, situato nella Piana di Gioia Tauro, ma un tempo è stata un importante contea che già all’inizio del Cinquecento vantava il titolo di “città”.

Santa Caterina di Alessandria - Benedetto da Maiano

Fondata nel periodo svevo, e più precisamente durante il regno di Manfredi, ultimo esponente di una prestigiosa dinastia imperiale, annovera un’antica storia che rivive ancora oggi attraverso diverse testimonianze culturali e artistiche. In questo contesto però, vogliamo focalizzare la nostra attenzione su un periodo più recente della storia di Terranova, ossia il Rinascimento che, come ci ha spiegato Paolo Martino, direttore dell’Ufficio Beni culturali, Edilizia di culto e Archivio diocesano della Diocesi di Oppido Mamertina – Palmi, «in questo territorio dimostra la sua eminente e ricca presenza, con la straordinaria peculiarità che in buona parte, è stato partorito con dirette e documentate fecondazioni toscane».

Terranova, alla fine del ‘400, era feudo del conte Marino Correale che lo aveva ottenuto da Alfonso I d’Aragona, facendone il suo principale possedimento. Contrariamente ai feudatari dell’epoca, lo frequentò molto, avendo sposando Covella Ruffo dei conti di Sinopoli. Marino, oltre a essere Conte di Terranova, era anche maggiordomo della regina Giovanna d’Aragona – moglie di Ferrante I re di Napoli - e per questo godeva di importante prestigio alla corte partenopea. Come ci ha raccontato Paolo Martino, qui aveva conosciuto l’arte rinascimentale e soprattutto uno dei suoi massimi esponenti, il fiorentino Benedetto da Maiano.  Marino Correale, rimasto particolarmente colpito dalle sue sculture, commissionò a Benedetto da Maiano – tra il 1489 e il 1490 - la realizzazione di due importanti opere: l’altare dell’Annunziata, da installare nella cappella che lo stesso conte aveva fondato a Santa Maria di Monteoliveto a Napoli, ed un’ancona marmorea destinata, insieme alla tomba, alla sua cappella funeraria nel monastero di Santa Caterina d’Alessandria a Terranova Sappo Minulio.

San Sebastiano Mutilo - Museo Oppido

Della pala calabrese, parzialmente distrutta dal terremoto del 1783, sopravvivono solo cinque frammenti: il San Sebastiano mutilo (che da anni è custodito nel Museo diocesano di Oppido Mamertina), la Santa Caterina d’Alessandria, la Madonna delle nevi (si tratta di un altorilievo raffigurante una Madonna col Bambino all’interno di un paesaggio roccioso), un cherubino della trabeazione e una parte della predella, oggi conservati nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta e Sant’Elia di Terranova. La pala commissionata dal conte Marino Correale, si colloca nella produzione marmorea più tarda di Benedetto da Maiano, per la realizzazione della quale si ispirò al suo maestro Antonio Rossellino. In particolare, prese spunto dal meraviglioso altare marmoreo che questi realizzò nel 1471-1474 circa, per la cappella Piccolomini della chiesa di Monteoliveto. Per il San Sebastiano in particolare invece, Benedetto da Maiano fece riferimento ad un’altra opera del suo maestro Rossellino, ossia la statua di identico soggetto conservata nel Museo della Collegiata di Empoli, dal quale sono desunti la struttura delle membra e il carattere formale. Entrambe le statue raffigurano il santo legato al tronco di un albero, con le mani dietro la schiena e lo sguardo al cielo, nell’estatica accettazione del martirio. Sulla base dello schema suggerito dalla pala d’altare napoletana, il San Sebastiano doveva essere collocato all’interno di una delle due nicchie ai lati del rilievo raffigurante la Madonna della neve.

San Sebastiano

Il San Sebastiano è privo di una parte delle gambe, andate distrutte nel terremoto del 1783, ma è possibile immaginare l’aspetto originario, osservando una seconda versione marmorea che Benedetto da Maiano aveva avviato alcuni anni più tardi, che però è rimasta incompiuta a causa della morte del maestro, avvenuta nel 1497, e che oggi si trova nell’Oratorio della Misericordia di Firenze. La preziosa statua di San Sebastiano, che dalla chiesa parrocchiale di Terranova Sappo Minulio è stata trasferita al Museo diocesano di Oppido Mamertina, oggi si trova in esposizione al Museo del Louvre di Parigi, così come espressamente richiesto dal direttore Jean Luc Martinez. Stessa richiesta è stata fatta anche dal direttore del Museo del Castello Sforzesco di Milano Claudio Salsi, e infatti, tra qualche giorno, il San Sebastiano lascerà Parigi per raggiungere Milano. Entrambi i Musei hanno voluto esporre la preziosa opere di Benedetto da Maiano, nell’ambito della mostra dedicata alla scultura italiana del Rinascimento “Il corpo e l’anima, da Donatello a Michelangelo”. «Il San Sebastiano è un vero ambasciatore di bellezza – ha spiegato il direttore del Museo diocesano di Oppido Paolo Martino - messaggero del ricco e poco conosciuto patrimonio rinascimentale calabrese».

Catalogo mostra Parigi

Il San Sebastiano, restaurato nel 2004 all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, è rappresentato nella sua iconografia più diffusa: quella di un giovane che, con le braccia dietro la schiena legate a un albero, subisce il supplizio di essere trafitto dalle frecce. Il realismo fisico del martirio è palese nella contrazione del busto, che s’inarca in avanti quasi a volersi liberare dalla stretta delle corde, oltreché nelle ferite lasciate dai dardi, unici segni di sofferenza in un corpo ben modellato. La testa del Santo, leggermente rovesciata all’indietro, è definita dalla bella capigliatura ricciuta, incorniciante un volto imberbe e sereno, per nulla turbato dal martirio, il cui sguardo rivolto verso l’alto trasmette una soave dolcezza. Un morbido perizoma, annodato sul davanti, gli avvolge i fianchi, increspandosi sul lato sinistro, e accompagna con eleganza la linea sinuosa del corpo. Solo nel 2000 Francesco Gaglioti ha ricondotto l’opera a Benedetto da Maiano, collegando tutti i cinque frammenti all’unico grande monumento, che l’artista scolpì nella sua bottega fiorentina tra il 1490 e il 1491, destinato a Terranova Sappo Minulio.