Domenica, 14 Luglio 2024

“Il libro invisibile su Dostoevskij” è nei quotidiani. Dalla parte della stampa scritta nell’era digitale

E' racchiuso tra le colonne di piombo degli articoli scritti, nell'ultimo cinquantennio, per il Corriere della Sera e la Repubblica, il libro che non c'è ("Non ho mai osato scriverlo, è troppo difficile" ha detto), che Pietro Citati, scrittore e critico letterario, ha dedicato a Fedor Dostoevskij.

Lo ha scoperto la giornalista Chiara Fera autrice del saggio "Il libro invisibile di Pietro Citati - Racconto di un'analisi", in libreria per i tipi di Rubbettino. Indagine intorno ad un libro fantasma si potrebbe parafrasare per presentare il volume, fresco di stampa, frutto dei numerosi incontri, ottenuti non senza un'iniziale difficoltà, che la giovane giornalista calabrese ("Tutto nasce da una delusione"), ha avuto con il quasi novantenne scrittore, schivo e riservato, autore tra l'altro di monografie su autori come Goethe, Manzoni, Mansfield, Tolstoj, Kafka, Proust, Fitzgerald, Cervantes e persino Leopardi e, per ciò stesso, custode di "sconfinati mondi narrativi". Un "libro-non libro", che Chiara Fera ha scovato e reso evidente seguendo il filo rosso esistente tra i numerosi articoli dedicati da Citati a Dostoevskij nell'arco della sua lunga carriera. In quegli scritti, quasi una sfida all'usa e getta della stampa quotidiana, si è sedimentata l'inedita monografia e il tormentato parallelo tra Dostoevskij e i personaggi dei suoi romanzi. Ma nel saggio, corroborato da un certosino lavoro di scavo negli archivi dei due maggiori quotidiani italiani, c'è molto altro. Su tutto una minuziosa disamina della produzione giornalistica di Citati, a partire dalla quale l'autrice ha ricostruito una interessantissima storia della letteratura. In questo contesto, per il Novecento, compaiono anche gli amici intellettuali di Citati, personalità di spicco delle patrie lettere che hanno segnato il suo tempo (come Carlo Emilio Gadda), attraverso l'analisi dei quali egli esprime le proprie teorie sul testo letterario, sul lettore e sulla figura stessa del critico. Dal libro di Chiara Fera, prima opera sul critico letterario, emerge poi con forza la sublimazione dell'incontro (e dell'incrocio), tra giornalismo e letteratura con Citati che ammette, in queste pagine, di avere vissuto tutta la vita scrivendo sui quotidiani. E sul lavoro giornalistico di una vita aggiunge "quello che io faccio è il racconto di un'analisi. Credo che la critica si faccia sempre così: non a caso, i critici che amo maggiormente sono Proust e Flaubert, ovvero scrittori che parlano di scrittori". Dal saggio inoltre si conferma l'importanza del ruolo e della funzione dei giornali quotidiani, strumenti di informazione ma non solo, ancora più importanti e necessari in tempi di strapotere del web e dei social network e di lettori della carta stampata apparentemente sempre più assimilabili ad una specie in via di estinzione