Lunedì, 26 Settembre 2022

Quando il carcere (Arghillà) diventa laboratorio di scrittura

Si chiama 20 lines, venti linee ed è un laboratorio di scrittura collettiva rivolto ai detenuti del nuovo carcere di Arghillà. Nato dall’omonimo sito web dedicato a scrittori, lettori e sognatori, il progetto – spostato dalla Calabria Film Commission - è stato presentato dallo scrittore Mimmo Gangemi e dagli attori Sasà Striano e Carmine Paternoster, giovedì 6 dicembre nella Casa Circondariale di Reggio Calabria davanti centocinquanta detenuti di massima sicurezza nell’ambito di “Cinema dentro le mura”,

Conferenza stampa di presentazione del progetto


iniziativa che si rinnova in occasione del Reggio Calabria Film Fest. “20lines non è un'idea mia – ci racconta Mimmo Gangemi - ma di quattro giovani che hanno inventato un sito www.20lines.it che sta riscuotendo molto successo in Italia. Uno di loro è reggino, Pietro Pollichieni. L'idea è di un incipit mio "Oggi, domani e sempre", sulla vita carceraria, che lascio apertoalla continuazione di chi vorrà, a sua volta con 20 righe, e la storia potrà proseguire sia in orizzontale - tanti secondi incipit in seguito a quello iniziale - o in verticale, proponendo le seconde venti righe, poi le terze, le quarte, ecc, a cascata. A ogni step si potrà procedere anche in orizzontale. La potenzialità è perciò infinita, e piramidale. Il progetto finale è di prendere una delle storie che ne scaturiranno e di trasformarla in cortometraggio con attori i detenuti. È un progetto di scrittura collettiva che ha in sé l'intento dell’impegno sociale per i detenuti. La cultura è certamente uno dei rimedi ai pensieri stantii. Può diventare una spinta a scrollarsi le idee malsane e a pensare positivo. Il recupero passa anche attraverso l'impegno e le attività utili e produttive”. Ogni detenuto quindi può elaborare sei o dodici paragrafi di massimo venti righe, i racconti scritti saranno selezionati, poi sottoposti ad una fase di editing ed infine scelti per la sceneggiatura del corto. Questo in estrema sintesi il progetto che si snoda in fasi, dallo start up al prodotto finale.

Sasà Striano in conferenza stampa


“Un vero e proprio progetto di scrittura collettiva destinata ai detenuti che ripropone un modello, seppur diverso per struttura ed impianto – spiega Michele Geria per Calabria Film Commission - che abbiamo già sperimentato con “Hakuna Matata”, il cortometraggio nato dal racconto scritto dalle mogli di due detenuti del carcere di Reggio Calabria che abbiamo presentato, come manifesto per i diritti umani, anche alla Corte Europea di Strasburgo”. Abbiamo chiesto poi ai protagonisti di “Cinema dentro le mura” di descriverci le emozioni dell’incontro con i detenuti di Reggio Calabria. “L'impressione ricavata dalla visita al carcere di Reggio, il vecchio – spiega Mimmo Gangemi - e di sapere che in maggioranza erano detenuti in attesa di giudizio è stata triste e deprimente. Non si può tenere la gente, innocente fino al giudizio definitivo, in condizioni di disagio, ammassata in una struttura vecchia. Per fortuna la direttrice è una in gamba che si adopera molto”. “Sono molto legato al carcere – ci racconta Sasà Striano, attore, tra l’altro del film candidato all’oscar Cesare deve Morire- perché vengo da lì e lì mi sono formato anche come artista. Nella casa circondariale di Reggio torno spesso con grande gioia.

Carmine Paternoster in conferenza stampa


E quest’anno mi sono emozionato tantissimo, perché i detenuti mi hanno regalato un dipinto di Totò fatto da loro. Ho girato molte carceri, ma è la prima volta che ricevo un dono. Tutti ci siamo resi conto che in carcere può nascere il vero rinascimento del Sud.
In carcere non c’erano ruoli. I detenuti applaudivano una direttrice emozionata. Fuori dal carcere questo non succede. Fuori ci sono ruoli che generano distanze e spesso conflittualità. Io mi chiedo perché un rinnovamento non possa nascere dal dentro del dentro. Tutto nasce da dentro. Lì ci sono persone non condannate che si mettono in discussione. Ho visto nei loro occhi tanti Sasà Striano e questo mi fa ben sperare. Vorrei tanto poter realizzare con loro un laboratorio teatrale. Ma c’è una difficoltà oggettiva da superare. Nel carcere di Reggio Calabria la maggior parte sono detenuti in attesa di giudizio.  È difficile programmare azioni di lungo periodo, perché vengono spostati per i processi o assegnati ad altre sedi in caso di condanna. Ed il fatto che stiano in carcere prima di una condanna è una vergogna”. Carmine Paternoster, giovane attore pugliese, interprete di Take Five, con un passato di detenzione per spaccio, racconta così il suo incontro con i detenuti di Reggio: “Ho vissuto una grande emozione. Rientravo in carcere per la prima volta. Ma nei loro occhi non vedevo i miei. Ma quelli di mio padre e di mia madre. Non so perché mi hanno fatto questo effetto. Spero di poter tornare per dare vita ad un progetto teatrale.

Sasà Striano sul set di Hakuna-Matata


Se si dovesse realizzare io ci sarò. Ne hanno bisogno per evadere almeno per un momento dalle mura. Io ho conosciuto il teatro in carcere. Ricordo il primo spettacolo, eravamo in 13. Al rientro dalle prove avevo una nuova forza per affrontare questa vita. Il teatro ha questa capacità di entrarti dentro. A volte può farti anche male. Ai detenuti di Reggio ho regalato un libro di Edward Bunker, uno che ha fatto il carcere duro in America e durante la detenzione ha scritto tantissimo ma nessuno ha mai pubblicato i suoi libri. Era un genio. Lo è sempre stato, ma è diventato famoso solo dopo la morte. Gli ho suggerito di leggerlo  per  uscire con un’altra testa”. “Il mio consiglio ai detenuti – ha sottolineato in conclusione Sasà Striano - è di leggere molto. Ma non giornali. Che trasmettono troppa paura e rassegnazione. È giusto raccontare le cose come stanno. Dovremmo però un po’ smetterla di trattarci come se fossimo solo questo. E cercare sempre lo scoop. E lo stesso per il cinema, la Calabria sta correndo il rischio che ha corso la Campania che fa solo film di camorra. Non è sui giornali ma sui libri che abbiamo scoperto che eravamo degli stupidi a delinquere. Spero di non morire prima che il Sud si riappropri del suo valore”.