Lunedì, 26 Settembre 2022

Liberare i centri urbani dall’eccesso di veicoli privati. Le proposte di A.mo.do.

‘Mobilità Dolce’, a Reggio Calabria, suona come utopia. Le condizioni orografiche cittadine ed il resto fatto dall’uomo, hanno seriamente compromesso la possibilità di fare ‘due passi’ o di girare in bici per le strade del centro o della periferia. Le ‘Mobilità Dolce’, a Reggio Calabria, suona come utopia. Le condizioni orografiche cittadine ed il resto fatto dall’uomo, hanno seriamente compromesso la possibilità di fare ‘due passi’ o di girare in bici per le strade del centro o della periferia. Le utopie, però, come i sogni, sospingono le intuizioni, stimolano idee e confronti, generano soluzioni.
Facilitare la mobilità di donne, bambini, anziani reclama unaforte iniziativa politico-amministrativa, scelte urbanistiche strategiche per l’uso del territorio che finora sono mancate oppure, appena accennate e mai realizzate. Anche nelle nuove aree periferiche urbanizzate di Reggio Calabria, come Arghillà , Modena e Archi Cep, solo per citare gli esempi più evidenti, nulla è stato infrastrutturato per favorire la ‘mobilità dolce’.
A.mo.do. (Associazione per la mobilità dolce) è stata  lanciata nelle scorse settimane dal prof. Domenico Gattuso, Ordinario di Trasporti e Logistica all’Università di Reggio Calabria. Aperta ai cittadini e a quanti amano muoversi a piedi o in bici in sicurezza, ha tra i suoi obiettivi l’agire come un club service, strumento di stimolo e fucina di idee per le pubbliche amministrazioni. L’obiettivo è ricostruire un sistema di mobilità ‘plurale’, meno inquinante, più salutare, più ‘democratico’, che tenga, soprattutto, in debito conto i problemi di chi è affetto da handicap.
Ne abbiamo parlato con l’ing. Giancarla Cassone, ricercatrice, collaboratrice del prof. Domenico Gattuso, impegnata nella costruzione della ‘rete’ di quella parte di opinione pubblica più sensibile su questi temi.

Gli obiettivi sono ambiziosi, ma è anche vero che bisogna pur sempre iniziare.

L'ing. Giancarla Cassone


“La decisione di varare A.mo.do. è scaturita da uno stimolante confronto con il prof. Gattuso e con altri colleghi, ancorandola a problematiche cittadine di natura sociale e civile che sono irrisolte e che vanno invece affrontate per rendere più agevole la vita dei cittadini. Effettivamente è arduo parlare di mobilità e nello specifico di mobilità sostenibile in una città “immobile” sotto ogni punto di vista ed in particolare per ciò che concerne i trasporti. E’ inconfutabile che la mancanza di adeguate infrastrutture, ma anche di servizi di TPL(trasporto pubblico locale), non permette ‘libertà’ di movimento a numerose categorie”.

Cominciamo allora dal sistema dei trasporti.

“Il sistema dei trasporti reggino è carente, ecco alcuni esempi:

  • Il mezzo di trasporto privato oggi appare l’unica alternativa possibile per il raggiungimento di aree strategiche della città (ospedali, CEDIR, Università); inevitabilmente questo significa maggiore congestione con impatti negativi in termini di inquinamento acustico ed atmosferico, ma anche in termini di sicurezza.

  • I servizi di trasporto collettivo su gomma, e soprattutto su ferro, sono pochi e spesso mal distribuiti.

  • Le piste ciclabili: praticamente inesistenti.

  • L’intermodalità, nel trasporto urbano, improponibile e irrealizzabile per la mancanza di aree di interscambio, ma anche di politiche atte a favorire l’utilizzo del trasporto pubblico piuttosto che dell’autovettura privata.


Ma se tutto ciò è abbastanza noto e riscontrabile, di converso, non appare in tutta la sue evidenza l’impossibilità oggettiva di praticare forme di mobilità sussidiarie o alternative, come andare a piedi o in bicicletta”.

Ma per dare spazio a questi bisogni occorrerebbe un’autentica rivoluzione.

Il prof. Domenico Gattuso


“Vede le città sono costruite dagli uomini e tutto ciò che l’uomo realizza è opinabile, modificabile, può essere dunque messo in discussione, destrutturato e ristrutturato, persino cancellato fino a riportare i luoghi al loro stato naturale. Premesso ciò, tre sono le parole d’ordine da seguire: RIDURRE, TRASFERIRE, MIGLIORARE. Gli strumenti a disposizione sono molteplici: una buona pianificazione dei sistemi di trasporto; una regolamentazione che preveda interventi di traffic calming, zone a traffico limitato e aree pedonali, il ricorso a politiche di road pricing che consentono di legare i costi esterni che il trasporto su gomma produce, direttamente agli utenti che utilizzano l’automobile per i loro spostamenti sfavorendo, di conseguenza, l’uso del mezzo privato; l’utilizzo di tecnologie e sistemi innovativi a supporto della mobilità e degli spostamenti. Certamente c’è un problema di risorse, ma già da adesso tante piccole cose messe insieme possono diventare un’unica grande cosa”.

Mi faccia un esempio pratico

Partendo dall’esistente, è già possibile ricavare in buona parte del centro cittadino spazio per costruire piste ciclabili o ampliare le zone pedonali protette. Oppure, censire tutte quelle zone urbane libere da insediamenti abitativi e ormai compromesse da vicine costruzioni per restituirle alla fruibilità dei cittadini, realizzando verde attrezzato, luoghi di socializzazione, parchi giochi. Basta poi veramente poco per rendere accessibili a tutti luoghi attualmente irraggiungibili come ad esempio la Biblioteca Comunale. Altrimenti continueremo con esperienze come Arghillà, nonostante gruppi di cittadini volenterosi di quel quartiere lavorino per restituire decoro ad una zona un tempo bellissima, oggi deturpata dall’eccessiva e caotica urbanizzazione che influisce per forza di cosa sul comportamento delle persone”.

Per fare questo occorrono però tanti soldi. Visti i tempi…

“La Comunità europea, sulla vivibilità nei centri urbani, ha indirizzato numerosi programmi di intervento. E’ una problematica che non riguarda la nostra realtà cittadina, ma tante città dell’Unione. In particolare, nel 2011, una direttiva Europea ha istituito i PUMS (Piani Urbani della Mobilità Sostenibile) fornendo linee guida, buone pratiche e incentivi alle città con l’obiettivo di garantire un’adeguata accessibilità al lavoro e ai servizi; di migliorare la sicurezza; di ridurre l’inquinamento e i consumi energetici; di aumentare l’efficienza e l’efficacia dei trasporti; di migliorare l’attrattività e la qualità dell’ambiente urbano. Come vede quindi le risorse non mancano, la questione però è iniziare a fare, sensibilizzando l’opinione pubblica e stimolando le istituzioni. Si possono muovere importanti investimenti, creando lavoro e migliorando le nostre esistenze”.