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Sabato, 27 Novembre 2021

Un mosaico ellenistico a Monasterace. Ma che destino avrà?

E’ il più grande mosaico di epoca ellenistica scoperto nel Sud Italia. Il dilemma, adesso, è capire quale sarà il suo destino. Interrarlo provvisoriamente, per continuare a preservarlo dalle aggressioni del tempo, oppure trovare i 50mila euro necessari per il E’ il più grande mosaico di epoca ellenistica scoperto nel Sud Italia. Il dilemma, adesso, è capire quale sarà il suo destino. Interrarlo provvisoriamente, per continuare a preservarlo dalle aggressioni del tempo, oppure trovare i 50mila euro necessari per il restauro e la protezione di questa stupenda opera d’arte affiorata per caso dagli scavi di una struttura termale di epoca greca nell’area archeologica dell’antica Kaulon.
Niente a che vedere con il famoso Drakon di Monasterace, scoperto nel 1960, che dal 15 giugno dello scorso anno è esposto nel Museo archeologico di Monasterace Marina.  Rappresenta un drago con teste canine, dorso coperto di aculei e coda di pesce, rinvenuto in una delle abitazioni dell’area archeologica denominata per questo “casa del drago”.
Questa nuova scoperta è semplicemente sensazionale. E’ il più grande ed antico mosaico  di età ellenistica rinvenuto nel Sud Italia. Già di per sé è un primato. Ma oltre a questo c’è la bellezza di queste figure che ricoprono l’intero pavimento di una stanza di un edificio termale. Ce ne potrebbero essere altre. Copre un’area di 25 metri quadrati che rappresentava l’intero pavimento di una stanza in un edificio termale. Risalirebbe ad un periodo che oscilla tra la fine del  IV secolo ed i primi decenni del III secolo a. C.  E’ uno dei reperti più importanti dell’antica Kaulon, che l’archeologo Paolo Orsi, fin dal 1890 individuò nell’area compresa tra l’odierna Punta Stila e l’abitato di Monasterace Marina.
E’ il tesoro più interessante e prezioso rinvenuto in quell’area ritenuta tra i siti archeologici più importanti della Calabria. E’ composto da riquadri che raffigurano draghi e delfini ed è decorato all’esterno da nove pannelli con motivi floreali, ed uno spazio con una rosetta policroma all’ingresso della stanza. La figura dominante è quella  del drago fronteggiato da un delfino piccolo e da uno più grande. Gli archeologi che stanno conducendo gli scavi ritengono che oltre al drago ci possa essere raffigurato un altro animale. I colori vanno dal bianco al rossi, all’azzurro intenso, fino al nero. Per queste caratteristiche l’ambiente è stato definito “sala dei draghi e dei delfini”.
Alla sua scoperta hanno collaborato, sotto l’attenta direzione dell’archeologo Francesco Cuteri, studenti di università italiane e dell’Ateneo di Bahìa Blanca, in Argentina.
Nell’area di Kaulon  sono stati rinvenuti  migliaia di reperti, molti dei quali fanno parte della collezione del Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, e che dal prossimo mese di aprile potremo riammirare nelle sale di palazzo Piacentini. Ma una ricca esposizione è già presente nel  Museo  archeologico di Monasterace Marina, che sorge nei pressi del monumentale Tempio Dorico, scoperto da Paolo Orsi nel corso delle sue campagne di scavo, con il basamento del tempio stesso e dell’altare, in blocchi di arenaria, la gradinata ed altre strutture di carattere sacro.  Quel luogo rappresenta il centro di una ampia area archeologica che è riconducibile all’antica Kaulon, colonia magno greca che divideva le due antiche e rivali colonie di Kroton e Lokroi. Ma non deve, per questo,  essere considerata minore rispetto alle colonie confinanti. Kaulon, infatti, è stata la prima polis al mondo a coniare monete d’argento. Nell’antica Kaulon, infatti, furono battute le più antiche monete della Magna Grecia. Le prime risalgono al IV secolo a.C. e sono del tipo “statere incuso”, con immagini e scritte che invece che essere in rilievo sono incavate rispetto al piano della moneta. Quasi sempre vi è raffigurata una figura maschile nuda, con lunghi capelli, che sempre avanzare verso destra. Sul braccio sinistro, teso in avanti, c’è rappresentata una figura più piccola con accanto un cervo con la testa rivolta all’indietro. Sul lato opposto è impressa in greco la scritta Kaul. L’argento proveniva dalla vallata dello Stilaro, conosciuta anche in tempi più recenti per la presenza di miniere dalle quali si estraeva il mobildeno, un  metallo molto duro, contraddistinto da uno dei più elevati punti di fusione. Aggiunto in piccola quantità  ha un effetto indurente sull'acciaio. Una caratteristica che ne ha fatto crescere l’utilizzo, soprattutto nel corso della seconda guerra mondiale, quando fu necessario trovare alternative al tungsteno per produrre acciaio di elevata durezza.  Le monete  rinvenute si sono rivelate  di eccellente fattura che rischia forse di essere offuscata dall’eccezionale ritrovamento di pochi mesi fa: il mosaico della “Sala dei draghi e dei delfini”. Lo scorso anno emersero i primi riquadri, che via via hanno svelato stupende raffigurazioni di delfini e draghi.   Non si tratta, infatti, solo del più grande mosaico di epoca ellenistica rinvenuto al Sud, ma è legato alla scoperta di uno dei pochi edifici termali greci trovati nel Meridione d’Italia.
Un’opera di estremo interesse archeologico ed artistico, perché rappresenta il reperto sicuramente più importante e rappresentativo di tutta l’area archeologica di Monasterace. Un territorio che si estende parallelamente alla linea di costa del mar Jonio e comprende, secondo gli esperti della Soprintendenza archeologica della Calabria, un ampio settore dell’abitato antico e l’area sacra del tempio dorico. In quel sito, le numerose  campagne di scavo hanno permesso di riportare alla luce i resti dell’abitato dell’antica Kaulon, e molte case conservate a livello delle fondazioni dei muri, alcune costruite con rifiniture di un certo pregio, come la casa ‘dei draghi e dei delfini’, appunto, il cui mosaico impreziosiva uno dei pavimenti.