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Giovedì, 02 Dicembre 2021

Un Osservatorio marino per i cetacei anche in Calabria

Hanno largamente superato il centinaio i cetacei spiaggiati solo nel 2013 lungo le coste del Mar Tirreno, soprattutto tra Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. Nella nostra regione il fenomeno quest’anno ha assunto dimensioni preoccupanti, tanto che è Hanno largamente superato il centinaio i cetacei spiaggiati solo nel 2013 lungo le coste del Mar Tirreno, soprattutto tra Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. Nella nostra regione il fenomeno quest’anno ha assunto dimensioni preoccupanti, tanto che è stata lanciata l’idea di un Osservatorio marino regionale.
Nel resoconto effettuato dal Centro di monitoraggio degli spiaggiamenti di  cetacei sulle coste italiane nel periodo 1 Gennaio - 12 Maggio 2013, stilato dal CIBRA (Centro Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali) dell’Università di Pavia che collabora Museo di Storia Naturale di Milano per conto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare,  in Italia si sono verificati complessivamente 143 spiaggiamenti. La Calabria si è classificata al terzo posto, con 21 spiaggiamenti, contro i 22 della Sicilia e i 31 del Lazio.
Resta comunque un dato importante che impone di capire il perché di questo fenomeno. Che può avere cause naturali, ma con questi numeri che solo in Calabria, rispetto allo scorso anno, sono aumentati di circa 5 volte, merita di essere indagato. La specie notevolmente più coinvolta, con 102 casi, è risultata essere la Stenella coeruleoalba.
Il rapporto segnala, nel periodo considerato, un  numero di spiaggiamenti molto superiore alle medie mensili registrate negli anni precedenti,  ma soprattutto che la Stenella coeruleoalba mostra un incremento di circa 8 volte rispetto alle medie degli ultimi 10 e 20 anni. Si  tratta comunque di cifre date per difetto. Nel resoconto, infatti, non sono conteggiati gli animali morti, non ritrovati o non segnalati.

Andrea Pascarelli


I motivi di questi spiaggiamenti sono da tempo al centro dell’attenzione di diversi studiosi. Andrea Pascarelli, una laurea in Scienze Naturali e Master in Conservazione della Fauna e dell’Ambiente, nato a Reggio Calabria, e residente a Parma, e tra i più impegnati osservatori del fenomeno spiaggiamenti in Italia, invita a non fare conclusioni affrettate. “Dal momento che sono ancora in corso ulteriori approfondimenti sulle analisi post-mortem, allo stato attuale non è possibile arrivare a conclusioni definitive; tuttavia – afferma il dr. Pascarelli – resta il dato certo che in diversi soggetti spiaggiati è stata rinvenuta la presenza del batterio Photobacterium damselae in vari organi e tessuti che provoca sindrome emolitica e lesioni ulcerative.
L’isolamento non basta comunque per correlarlo ai decessi, per cui è necessario attendere esami più specifici. Per poter prevenire il problema – conclude Andrea Pascarelli - bisogna conoscere bene tutte le componenti ambientali che entrano in gioco nell’ecosistema marino”.
Per Sandro Mazzariol, Coordinatore dell’Unità di pronto intervento del C.E.R.T. “Sulla base degli esiti di laboratorio non è possibile al momento concludere che le infezioni batteriche e virali, riscontrate in alcuni soggetti, siano da sole la causa dell’anomalo fenomeno degli spiaggiamenti. Solo in alcuni soggetti sono stati ritrovati agenti batterici e morbillivirus, ma tutti gli animali presentavano grandi infestazioni parassitarie che fanno sospettare una depressione del sistema immunitario. Questo spiegherebbe  anche come mai tutti gli spiaggiamenti erano di individui singoli e renderebbe la morìa attuale un fenomeno molto differente, e probabilmente più preoccupante delle due precedenti epidemie di origine virale, dato che le infezioni sono un fenomeno naturale in una specie selvatica”.
Le ricerche di questi mesi, tuttavia, hanno consentito di giungere ad una conclusione. “Non solo il morbillo, ma anche l’inquinamento e il poco cibo a disposizione sono state, molto probabilmente, la causa di queste morti. Oltre al morbillivirus, che si conferma fattore principale dell’anomala morìa di cetacei, c’è da dire – ha spiegato il prof. Mazzariol – che le Stenelle decedute, quasi tutte giovani e di età inferiore ai vent’anni, sono morte per una serie di concause: scarsità di cibo, pesca intensiva, inquinamento, che riduce la difesa immunitaria dei cetacei”.
In Calabria dopo l’avvistamento di alcuni cetacei in difficoltà e lo spiaggiamento di diversi esemplari è stata lanciata l’idea di creare una rete di monitoraggio, ed una postazione fissa: un Osservatorio marino della regione Calabria. La proposta è stata lanciata da Monasterace, dove quest’inverno si sono registrati casi di morìa di delfini.
“Capire l’esatta portata di questo fenomeno è certamente un passaggio fondamentale – dicono al C.E.R.T. – da condurre in coordinamento con le altre nazioni che si affacciano sul Mediterraneo". Ma come già avvenuto, anche i cittadini possono svolgere un ruolo fondamentale, segnalando alle Capitanerie di Porto di residenza, direttamente o tramite il numero di emergenza in mare 1530, o al Centro di Coordinamento per la raccolta dei dati sugli spiaggiamenti di mammiferi marini dell’Università di Pavia, i ritrovamenti di animali spiaggiati o in difficoltà. Così come nella nostra regione sono già attivi diversi centri di recupero di tartarughe ferite con centinaia di volontari impegnati nella vigilanza e tutela delle zone di nidificazione, basterebbe allargare la visuale anche ad altre specie, come i cetacei, per dare un contributo importante alla ricerca sulle cause di questo fenomeno, tra i più studiati nel Mar Mediterraneo.