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Giovedì, 02 Dicembre 2021

Due cannoncini Petrieri del XV secolo ad Isola Capo Rizzuto

Arriva direttamente dalle acque dell’Area Marina Protetta di Isola Capo Rizzuto (Crotone) una nuova scoperta archeologica che potrebbe aprire la strada a nuove importanti indagini storiche e soprattutto a nuove ipotesi di sviluppo turistico ed economico del territorio.
Due cannoncini petrieri risalenti al XV secolo infatti sono stati recuperati il 10 luglio scorso dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza e dal comando provinciale di Crotone, dopo essere stati individuati per caso da un turista e segnalati alle autorità competenti.
I due reperti, lunghi uno un metro e 40 centimetri e l'altro un metro e 30, giacevano a due metri di distanza l’uno dall’altro, sotto pochi centimetri di sabbia, ma erano ben incastrati nel terreno; una circostanza che ha fatto in modo che non venissero danneggiati dalle correnti marine o da altri agentichimici. Dai pochi elementi disponibili è impossibile ricostruire con precisione la loro provenienza o il loro utilizzo; di certo si sa che si tratta di due cannoni in origine appoggiati su una base di pietra, con otturatori in legno, e quindi oggi andati perduti.
Per scoprirne di più, dopo una prima fase di restauro ad opera dalla Soprintendenza ai Beni Storico artistici della Calabria, sarebbe indispensabile una successiva fase di studio. Le acque in cui sono state ritrovati infatti, a pochi metri dal Castello aragonese di località “Le Castella”, sono le stesse che nel XVI secolo videro il corsaro Uccialì protagonista di molte battaglie nel mar Mediterraneo, e ancora prima lo sbarco di numerosi coloni ellenici. che tra Crotone, Cirò Marina e la stessa Capo Rizzuto fondarono diverse città e importanti centri di Culto per tutta la Magna Graecia. I due reperti infatti potrebbero essere appartenuti ad una imbarcazione commerciale, una delle tante che nell’antichità navigavano lungo le cosiddette rotte dell’olio.
Gli esperti della Soprintendenza non escludono la presenza di tutta o parte dell’imbarcazione, e forse di nuove meraviglie che attendono solo di essere riportate in superficie, ma l’intoppo da superare per rendere possibili nuove indagini, come spesso accade in questo caso è puramente economico.
“Il problema – ha commentato Maria Grazia Aisa, archeologa della Soprintendenza e direttore del Parco Archeologico di Capo colonna - . ovviamente è legato alla mancanza di risorse economiche che tutto il settore dei Beni Culturali vive da tempo. Proprio per questo, soprattutto ai fini di una vera valorizzazione e promozione di tutti i reperti ritrovati sul territorio è indispensabile la collaborazione tra enti pubblici e privati”.
E proprio la capacità di coordinazione e collaborazione questa volta ha fatto si che i due cannoncini venissero recuperati e messi in salvo prima di finire sul mercato dell’antiquariato illegale. Protagonisti dell’intera operazione di recupero infatti sono stati i turisti, i Carabinieri, supportati dal personale tecnico dell’Area Marian Protetta e i titolari di un’agenzia di diving del luogo; una pratica di tutela innovativa dei beni culturali del territorio.
“Azioni come queste – ha aggiunto Maria Grazia Aisa – in passato non erano molto frequenti, e proprio per questo l’immenso patrimonio artistico archeologico di mare e di terra della Calabria è stato più volte danneggiato, ma credo che questo ultimo episodio invece dimostri quanto sia grande la voglia di cambiamento e di educazione al bello e alla Storia, indispensabili soprattutto per le generazioni future”
Giuliano Vardanega  invece è il nome dell’improvvisato Indiana Jones del mare, che immergendosi nelle acque di località di Santa Domenica alla ricerca di polpi, a soli 20 metri dalla battigia e a 2 di profondità, il 25 giugno scorso ha notato uno strano oggetto metallico riaffiorare dalla sabbia. Dapprima convinto si trattasse di un tubo di scarico, l’uomo è ritornato più volte sul luogo dell’avvistamento, prima di essere sicuro che quello che giaceva sotto pochi centimetri di sabbia potesse essere qualcosa di molto più importante. “Vengo in vacanza in questo luogo meraviglioso dal lontano 1977 – ha raccontato emozionato l’uomo, autista Atac nella Capitale, e oggi in pensione –ma mai mi sarei immaginato di prendere parte ad un avvenimento così emozionante”.
Una scoperta molto importante insomma, che ancora una volta conferma la grande ricchezza del patrimonio archeologico sottomarino delle coste calabresi. Impossibile infatti non ricordare i celebri bronzi di Riace, le due statue rinvenute nel 1972 nelle acque dell’omonimo comune in provincia di Reggio Calabria e considerati tra i capolavori scultorei più significativi del ciclo ellenico. Le due famose statue sono attualmente ospitate presso una sala di palazzo Campanella, a Reggio Calabria, in attesa che vengano completati i lavori di restauro del Museo della Magna Graecia, e dove dovrebbero essere protagonisti di una degna valorizzazione all’interno del circuito museale internazionale. Questi solo gli esempi più celebri di importanti pezzi di storia su cui potrebbe ruotare l’economia turistica di diversi luoghi della Calabria, non per ultima Le Castella, dove gli enti locali e gli esperti della Soprintendenza ipotizzano il luogo ideale di sistemazione dei cannoncini petrieri e di tutti gli altri reperti che si spera vengano riportati presto alla luce.