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Mercoledì, 01 Dicembre 2021

"Grazie a Dio..." un libro sull'emergenza Nord Africa

In fuga da un destino di guerra e dolore, hanno attraversato il Mediterraneo e sono approdati sulle sponde calabre. Ad accoglierli un abbraccio umanitario e una sorte di profugo in Italia. Sono i giovani africani della cosiddetta Emergenza Nord Africa In fuga da un destino di guerra e dolore, hanno attraversato il Mediterraneo e sono approdati sulle sponde calabre. Ad accoglierli un abbraccio umanitario e una sorte di profugo in Italia. Sono i giovani africani della cosiddetta Emergenza Nord Africa scappati dalla Libia di Gheddafi. Nel Centro di Accoglienza di Falerna, in provincia di Catanzaro, una giornalista, Valentina Tortelli, ha raccolto le loro storie. E ne ha tratto un libro “Grazie a Dio. Storie di donne e di uomini raccolti dal mare” edito da Asterix Edizioni. Il libro, suddiviso in tanti capitoli quanti sono i motivi delle discriminazioni razziali, racconta le storie interrotte dalla rivolta. Obbligate alla fuga. Disorientate, in un luogo altro dove le carte e la burocrazia contano tanto. E segnano i passi. Dove il profugo è lo straniero che fa ancora paura. Mentre è il profugo a scappare dalla paura e a chiedere asilo.

Risponde l’autrice, Valentina Tortelli:

La tua esperienza sul campo, chi sono gli uomini e le donne raccolte dal mare?

Si tratta dei richiedenti asilo arrivati sulle coste italiane in seguito ai tumulti legati alla primavera araba. Sono soprattutto ragazzi e ragazze spesso giovanissimi (i più grandi raramente raggiungono e superano i quarant'anni di età) di origine centro-africana e dell'area occidentale che vivevano stabilmente in Libia.

Da quale destino sono sfuggiti?

Quasi tutte le testimonianze che ho raccolto parlano di una doppia fuga: la prima dal paese di origine alla Libia e la seconda dalla Libia in rivolta verso l'Italia e dunque l'Europa. La primaè spesso una fuga dovuta a persecuzione politica, religiosa, carestia, povertà, disaccordo con le tradizioni familiari. In paesi estremamente poveri e anche estremamente tradizionalisti, per i giovani si aprono poche prospettive oltre quella della fuga. La seconda è invece una fuga dalla guerra. In alcuni casi i ragazzi hanno lasciato la Libia volontariamente, in altri riferiscono di essere stati forzati a imbarcarsi dai soldati di Gheddafi. In entrambi i casi si tratta di abbandono indotto, anche se mosso da cause diverse.

Quale destino, invece, li ha accolti in Italia?

In Italia si è riversato un fiume umano in pochi mesi. Questo grande e imprevisto afflusso è valso a tutto l'evento il nome di Emergenza Nord Africa. E l'emergenza ha portato con sé un sovraccarico del “sistema procedura” cioè dell'iter di riconoscimento delle protezioni per i richiedenti asilo. I giovani profughi si sono ritrovati anche qui, in piena “emergenza”: burocratica, interpretativa, comunicativa, di mediazione e di differenti prassi.

Cosa ricordano del viaggio sulle carrette del mare?

«Erano due barconi, uno di questi stracolmo di gente. Quelle non sono barche, journalist, sono rottami. E nessun sano di mente salirebbe là sopra spontaneamente». Questo lo ha detto Osman, quando gli ho posto questa stessa domanda. «I militari ci hanno costretto a imbarcarci. Le onde erano molto forti, alte. E per questo sulla barca eravamo confusi e spaventati, diventati quasi pazzi». E questo è il racconto di Abbaker. Credo che non ci sia bisogno di aggiungere altre parole. Per molti di loro la traversata del Mediterraneo è stata la prima esperienza “di mare”.

Cosa hai trovato al Centro di Accoglienza di Falerna?

Una struttura che nel momento di massima affluenza, nel 2011, ospitava circa 180 richiedenti asilo. Ma anche un team di assistenti sociali giovani, volenterosi e dediti con passione a questa emergenza, spesso rimettendoci anche di tasca loro.

Quale storia, tra quelle che ha ascoltato o raccolto, ti ha particolarmente colpito e segnato?

Ce ne sono tantissime di storie, una per ciascun profugo. Nel libro ne ho raccolte una decina. Quella che mi ha segnato di più è anche l'unica in cui il protagonista è riportato con il suo vero nome. Elzedine, 34 anni, è morto schiacciato con la sua bici sulla Statale 18, dove stava pedalando. Pochi giorni prima di morire, a lui – somalo – era stato riconosciuto lo Status di Rifugiato, la protezione “massima”. Significava un permesso di soggiorno di 5 anni, rinnovabile e convertibile in permesso di lavoro. Una beffa del destino gli ha tolto la possibilità di nuova vita in Europa. Da morto, Elzedine ha impiegato ben 12 giorni per trovare un camposanto che potesse accoglierlo. In Calabria, ma non solo, c'è carenza di aree interconfessionali nei cimiteri e questo, in una Italia che si appresta rapidamente a diventare multietnica, inizia ad essere un problema.

Perché hai scelto di occuparti dei rifugiati?

Il Consorzio di cooperative sociali CalabriAccoglie, dopo aver letto due reportage sul campo di accoglienza che avevo scritto per Il Quotidiano della Calabria, mi ha chiesto di gestire le proprie attività di comunicazione e ufficio stampa. Così mi piace pensare che siano stati “i rifugiati” a scegliere me e non viceversa. E' stata una delle esperienze professionali più intense e formative della mia vita.

L’Italia, secondo te, è in grado – politicamente e culturalmente – di accogliere i profughi e di offrire un futuro di reale integrazione sociale?

Potrebbe essere in grado. Ma il processo, come qualunque processo di trasformazione, richiede tempo e una grande forza di volontà.

Risponde l’editore di Asterix Edizioni, il reggino Alessio Neri:

Il libro è suddiviso in cinque capitoli. Uno per ogni motivo per cui essere discriminato: razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un gruppo sociale, opinioni politiche. Quale, secondo te, è il motivo che ci impedisce di garantire pari opportunità per tutti?

Beh i motivi possono essere molti. Dipende da quale punto di vista vogliamo considerarli. Se pensiamo al nostro Paese, allora possiamo ragionare sulle lentezze burocratiche, sull’ostinata incrostazione alla conservazione o sullo scarso spirito di accoglienza delle ultime normative nazionali sul tema dell’immigrazione e dell’accoglienza verso cittadini extracomunitari. Se invece vogliamo considerare i paesi di partenza delle persone raccontate nel libro “Grazie a Dio” allora la tematica diventa un complesso groviglio di questioni legate ad aspetti antropologici, culturali, storici e chi più ne ha più ne metta. Non bisogna però dimenticare che i migranti che dai sud del mondo arrivano in Europa e in Italia fuggono da condizioni economiche, disastri ambientali e sociali come le guerre. Sembrerà banale forse, ma il dislivello economico interno (ai paesi di partenza) ed internazionale (differenze di ricchezza tra paesi di partenza e di arrivo) credo sia uno dei motivi principali che rendono difficile la creazione di un cosiddetto “punto di partenza” uguale per tutti.

La letteratura può assolvere a questo compito culturale?

La lettura, e la lettura in generale, può funzionare per fare il primo passo. Condicio sine qua non alcun processo di integrazione tra individui e popoli può avvenire: il conoscersi. Questo non è sufficiente ma la conoscenza reciproca è sicuramente il primo pilastro culturale da alzare per affrontare un processo sociale così ricco come quello dell’accoglienza culturale e umana, sociale ed economica.

“Grazie a Dio. Storie di uomini e donne raccolti dal mare” di Valentina Tortelli, edito da Asterisk edizioni è un ebook che si pone l’obiettivo di far conoscere meglio al lettore le storie di vita dei migranti africani richiedenti asilo in Italia. Nello specifico l’autrice scopre e narra le storie di vita, di fuga e di accoglienza dei giovani africani ospiti del centro di accoglienza di Falerna Marina, in provincia di Catanzaro, durante la cosiddetta emergenza Nord-Africa”. http://www.asteriskedizioni.it/products-page/due-punti/grazie-a-dio-storie-di-uomini-e-donne-raccolte-dal-mare/

 

Il chi è Valentina Tortelli

Valentina Tortelli è nata a Roma nel 1981. Giornalista freelance, dal 2009 fa parte della stampa accreditata presso Stato Maggiore della Difesa. Laureata in Scienze della Comunicazione, si è specializzata in Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo presso l’Università La Sapienza. Ha poi partecipato al II corso di perfezionamento post-lauream per giornalisti inviati in aree di crisi “M. G. Cutuli” e ha collaborato condiverse testate tra cui Citynews, CNN Italy, Nanopress e Il Quotidiano. Ha scritto reportage di viaggio dal Marocco e, come embedded, dal Libano e dal Kosovo, al seguito del contingente militare italiano.