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Domenica, 28 Novembre 2021

Esclusi dall’export di salumi in Usa. Danno e beffa.

Via libera all’importazione di salumi negli Stati Uniti, dal prossimo 28 maggio, ma la Calabria resterà ancora esclusa dalla decisione dell’Aphis, (Animal and Plant Health Inspection Service) l’autorità sanitaria statunitense che nel 1982 decretò il divieto di importazione di carne Via libera all’importazione di salumi negli Stati Uniti, dal prossimo 28 maggio, ma la Calabria resterà ancora esclusa dalla decisione dell’Aphis, (Animal and Plant Health Inspection Service) l’autorità sanitaria statunitense che nel 1982 decretò il divieto di importazione di carne suina per impedire il diffondersi della malattia vescicolare del suino, dei virus della peste suina classica e africana e dell’afta epizootica . Il blocco riguardava quei Paesi nei quali si erano manifestati focolai di infezione, tra i quali c’era anche l’Italia. Dal provvedimento risultarono esclusi solo il prosciutto cotto, lo zampone e i prosciutti crudi con una stagionatura minima di 14 mesi. Una magra consolazione, per un Paese, come l’Italia, dove l’arte norcina  ha attraversato in modo trionfale millenni di storia e oggi sviluppa un volume di affari  di decine di miliardi di euro.
Nuove disposizioni legislative, controlli più rigorosi e profilassi più restrittive nel nostro Paese hanno consentito al nostro Governo, di avviare, fin dal 1997, all’epoca dell’Amministrazione Clinton, la trattativa per chiedere all’Aphis il riconoscimento dell’immunità dei maiali italiani.
Sono stati necessari quindici anni di trattative per convincere l’Aphis statunitense sulla indennità  della carne suina italiana. Ma il provvedimento assunto riguarda solo le produzioni provenienti da Lombardia,Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e Province Autonome di Trento e Bolzano. APHIS ufficialmente ha dichiarato di aver valutato il rischio derivante dall’importazione di prodotti a base di carne suina a breve stagionatura dall’Italia e di aver ritenuto che le misure di sorveglianza, prevenzione e controllo attuate dall’Italia nelle quattro regioni e due province autonome in esame sono soddisfacenti per autorizzare l’importazione negli Stati Uniti dei salumi italiani.
“Questo tanto atteso riconoscimento rappresenta un primo, fondamentale passo verso l’apertura del mercato degli Stati Uniti d’America ai prodotti della salumeria italiana a breve stagionatura” è stato il commento dell’Assica, l’Associazione della Confindustria che raggruppa le industrie delle carni e dei salumi italiane. E’ una apertura, comunque, importantissima, poiché il giro d’affari stimato si aggira sui 250 mln di euro. Il made in Italy è molto apprezzato negli Stati Uniti e questa nuova linea di prodotti che l’industria italiana metterà a disposizione dei consumatori americani, rappresenta un importante occasione per la nostra bilancia commerciale e per le nostre esportazioni.
Una torta della quale la Calabria non potrà approfittare, perché è tra le regioni, al momento ancora escluse dal provvedimento. E pensare che in fatto di salumi la nostra regione offre, oltre ai quattro prodotti DOP: la soppressata, il capocollo, la salsiccia e la pancetta, salumi prelibatissimi e conosciuti in tutto il mondo, come la ‘nduja, il ‘nero di Calabria, la spianata, la ventricina e il lardo.  Un danno enorme per la nostra regione e per i nostri bravi produttori che devono subire la beffa di vedere sugli scaffali di negozi specializzati e supermercati newyorkesi, soppressate di dubbia provenienza, e spacciate come prodotto tipico calabrese.
“Una autentica beffa per la Calabria – ha commentato nei giorni scorsi Pietro Molinaro, presidente regionale di Coldiretti Calabria – La nostra regione non è stata riconosciuta ufficialmente indenne dalla malattiva vescicolare suina”.
Da tempo e con documenti ufficiali – continua Molinaro – avevamo chiesto alle autorità sanitarie regionali di lavorare per avere l’accreditamento, ma nonostante le assunzioni di veterinari nella sanità pubblica il problema non è stato risolto. A pagarne le spese, è l’immagine della Calabria stessa ma soprattutto i produttori ed una filiera che conta quasi 500 addetti  con un fatturato di oltre 350 milioni di euro l’anno”.
Sarebbe stata per la Calabria una opportunità importantissima, non solo dal punto di vista commerciale, ma anche perché avrebbe determinato un processo di internazionalizzazione per molte imprese calabresi del settore.
Molinaro ha definito questa decisione “una vera caporetto per le nostre produzioni di eccellenza”, soprattutto per gli allevatori ed i trasformatori calabresi raggruppati nel Consorzio di tutela dei salumi di Calabria a marchio DOP, che su incarico del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, perseguono al ‘mission’ di tutelare, vigilare, promuovere, valorizzare gli interessi  relativi alle nostre produzioni tipiche:  Salsiccia di Calabria DOP, Soppressata di Calabria DOP, Capocollo di Calabria DOP, Pancetta di Calabria DOP.