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Giovedì, 27 Gennaio 2022

I francesi à la recherche del magico Sud…

Parla Marina Valensise, scrittrice e giornalista, chiamata a dirigere l’Istituto italiano di Cultura di Parigi. Dopo anni di impegni professionali in Italia (al Foglio di Giuliano Ferrara fin dalla fondazione, con collaborazioni a Panorama, Io Donna e Vanity Fair) per Marina, calabrese di Polistena, andare a Parigi è un po’ come tornare a casa, o almeno nella sua seconda patria.

La scrittrice e giornalista Marina Valensise


Con la Francia, ha un rapporto particolare, fin da giovanissima. Dopo la laurea alla Sapienza, con una tesi in letteratura francese, ha preso un dottorato all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, diretto da François Furet. E’ sua latraduzione del “Passato di un’illusione”, l’ultimo libro  di Furet, pubblicato da Mondadori, come è sua la prefazione all’antologia di scritti   “ Gli occhi della storia”. E’ poi autrice del  reportage sulla campagna delle presidenziali 2007, “Sarkozy, la lezione francese”,   uscito sempre da Mondadori.  Prima di partire per la Francia, Marina Valensise ha pubblicato, in Italia, il libro che forse le sta più a cuore, perché rimanda alle sue radici calabresi e meridionali.  “Il sole sorge a Sud”, stampato da Marsilio, è il racconto di un viaggio contromano, da Palermo a Napoli, via Salento, fatto da Marina Valensise per descrivere un Meridione a cui si può anche non credere, ma che nella realtà esiste. E’ un Meridione che ha un’anima, è bello, e non è affatto un problema, ma una risorsa, come dice l’autrice.

Marina cosa si è portato a Parigi della sua Calabria e del suo essere meridionale?

Marina Valensise tra Pierluigi Battisti e Carlo Rossella


La voglia di fare, di fare bene e il gusto del sacrificio, per amore del proprio lavoro.

Il suo Sud è l’esatto contrario di quello che i media ci raccontano e che gli italiani immaginano. Ma qual è il Sud che vedono i francesi, come vedono la Calabria in particolare? 

I francesi a volte conoscono la Calabria meglio di noi italiani. Sono grandi viaggiatori, aiutati in questo da illustri precedenti. Hanno un’idea spesso romantica, ma anche non convenzionale della Calabria e del Sud dell’Italia. Ho amici francesi che conoscono a menadito la storia di Pizzo, la cattedrale medievale di Gerace, sanno dove muoversi come muoversi, e ogni volta che sentono parlare di Sinopoli ripensano a Proust, anziché alle faide mafiose. E’ il loro un   patrimonio di memoria da non trascurare.

Lei sta pensando a molte iniziative, per far innamorare i francesi dell’Italia, ma la prima cosa che ha fatto è tentare di prenderli per la gola. Nel senso che ha deciso si aprire una scuola di cucina nel cuore di Parigi, a rue de Granelle. Come le è venuto in mente ?

La missione degli Istituti italiani di cultura, sta nella diffusione della lingua e della cultura italiana. Visto il crescente successo, riscosso dai nostri corsi di lingua, coi miei collaboratori abbiamo pensato di estendere l’insegnamento della lingua attraverso corsi di italiano in cucina, corsi impartiti sia da chef, da cuochi professionisti, dai migliori diplomati nelle nostre scuole alberghiere, ma anche da scrittori, collezionisti, storici del gusto e semplici amici dell’Istituto che intendano prestarsi all’opera. Stiamo studiando il modo di realizzare questo progetto, che partirà speriamo prima dell’estate .

C’è qualche ricetta calabrese nelle vostre lezioni di cucina ai francesi?

Per ora no, ma potrebbe esserci. Contiamo infatti di valorizzare ogni regione, chiamando gli insegnanti a rotazione, per illustrare meglio la varietà e la ricchezza della cucina italiana attraverso l’apporto delle singole regioni. Contiamo in questo senso di coinvolgere i produttori di eccellenza enogastronomica italiana che seguono, ormai da tempo, le nostre iniziative e le sostengono, come Odoardi, il viticultore del Savuto, come i produttori toscani del Castello di Romitorio, un ottimo Brunello di Montalcino, come i Tasca d’Almerita, per citare solo i primi fornitori dei   vini d’autunno, inverno e primavera promossi dall’Istituto.

In alcuni ristoranti, nella zona del Quartiere Latino, nei menu si può trovare qualche piatto con anduienne. Ci sarà qualche parentela gastronomica, non conosciuta, con la nostra ‘nduia ?

Credo di sì. La cucina meridionale, napoletana, calabrese, pugliese, lucana e siciliana, ha molte affinità con la cucina francese. Non dimentichiamo le dominazioni passate e i tesori di corte dei Borbone, la stessa dinastia regnante in Francia fino alla rivoluzione del 1789.

Marina le abbiamo chiesto cosa pensano i francesi del nostro Sud, ma lei, a parte il libro “ Il sole sorge a Sud “ che,  come ha scritto Raffaele La Capria,  solo chi è nato al Sud poteva scrivere, come vede il suo Sud dalla Francia ? Come vede la sua Calabria ?

La Calabria ci guadagna a essere vista con lo sguardo d’altrove. E’ più facile, da lontano, esaltarne le bellezze straordinarie e minimizzarne le brutture. Anche se personalmente non amo indulgere all’olografia.

Quali saranno le prossime iniziative dell’Istituto a Parigi?

Oltre ai corsi di Italiano in cucina, continueremo a promuovere “le Promesse dell’arte ”, un nuovo programma che mira a far conoscere in Francia i giovani talenti artistici italiani e diffondere un’idea contemporanea della cultura italiana. Ogni mese l’Istituto accoglie un artista residente, che alla fine del suo soggiorno presenta un’opera completata o realizzata durante il suo periodo di residenza. Abbiamo iniziato con un artista figurativo, Tomaso De Luca, che poi è stato selezionato come finalista al Premio Furla, quindi abbiamo avuto un fotografo, Alessandro Dandini de Sylva, entrambi selezionati da Marcello Smarrelli. In dicembre è stata la volta di un  gruppo di architetti, dello studio stARTT, che hanno curato il nuovo allestimento degli spazi espositivi e della sale delle conferenze dell’Hôtel de Galliffet e ora presentano una mostra dei principali progetti con cui hanno vinto, negli ultimi anni, vari concorsi internazionali di architettura. In gennaio abbiamo avuto un compositore, il pianista Franco Venturini, che ha scritto un Trio, “Daimones” per il quale è già stato invitato alla Biennale 2013.  In febbraio l’artista residente è un cineasta, Massimiliano Camaiti, apprezzato da Gabriele Salvatores e in procinto di girare un film prodotto in Francia. In marzo avremo lo scrittore Francesco Pacifico, che ha appena pubblicato la “Storia della mia purezza” da Robert Laffont. In aprile avremo un’altra artista, Anna Franceschini, selezionata dal neodirettore del Madre, Andrea Viliani, e in maggio la giovane pianista Gloria Campaner, segnalata da Michele dall’Ongaro. Artisti a parte, continueremo a organizzare incontri, conferenze, rassegne cinematografiche, e persino mostre. Gli spazi ce lo consentono. Le forze non ci mancano. La nuova campagna di abbonamento tricolore che abbiamo lanciato per federare gli amici dell’Hôtel de Galliffet inizia a dare i suoi frutti. E l’osmosi con l’industria, l’artigianato, e i produttori eccellenti sono uno stimolo essenziale per realizzare al meglio il nostro programma