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Lunedì, 17 Gennaio 2022

Crucoli: un castello normanno d’interesse storico

La presenza dei Normanni in Calabria è impressa nelle numerose tracce, soprattutto di natura architettonica, che costituiscono ad oggi uno dei patrimoni monumentali più vasti e più radicati lungo tutta la regione. Fra i più noti:  Scalea, Roseto Capo Spulico, La presenza dei Normanni in Calabria è impressa nelle numerose tracce, soprattutto di natura architettonica, che costituiscono ad oggi uno dei patrimoni monumentali più vasti e più radicati lungo tutta la regione. Fra i più noti:  Scalea, Roseto Capo Spulico, Altomonte, Bisignano, Rossano, San Marco Argentano, Montalto, San Giovanni in Fiore e Cosenza nella stessa provincia; Taverna, Nicastro, Simeri, Borgia, Squillace  e la stessa Catanzaro, Tropea e Nicotera in provincia di Vibo Valentia; Stilo, Bivongi, Bagnara, Gerace e la stessa Reggio Calabria nella provincia di Reggio.
Nel crotonese, invece, la dominazione normanna è testimoniata dal noto castello di Santa Severina. Costruito nell’XI secolo per volere di re Roberto il Guiscardo, risulta ad oggi una delle antiche fortezze militari meglio conservate d’Italia. Meta di decine e decine di visitatori, viene usato anche come cornice di incontri culturali ed artistici fra i più importanti.
Vi è un altro castello poi che, nonostante sia poco conosciuto, è già orientato verso il medesimo percorso. Si trova a Crucoli, il primo paese sul versante jonico della provincia di Crotone partendo da nord. Situato in collina, permette al visitatore di godere di un incantevole panorama per metà di mare e per l’altra metà di monti. La parte marina si estende fra immense spiagge da una parte ed acque cristalline dall’altra; mentre la parte montuosa è il fiore all’occhiello degli amanti delle passeggiate e delle merende all’aperto. La zona storica, la cui struttura a mo’ di antico borgo è ancora presente nella sua pienezza, è contrassegnata tutt’intorno da dodici rioni comunicanti fra loro tramite piccole viuzze che si estendono a loro volta fino al centro stesso. Qui è visibile in tutta la sua imponenza il castello, riconosciuto pochi giorni fa come bene di interesse storico e artistico dal soprintendente Luciano Garella della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Calabria. Il quale nella relazione storico–morfologica ha scritto che “l’impianto di epoca prettamente normanna è conservato nella torre a pianta quadrata posta a sud-est e nei contrafforti adiacenti”, inoltre, “fin dalla prima stratigrafia vi sono evidenti dei numerosi rifacimenti delle sezioni basali originarie”. Il soprintendente, l’architetto Garella, ha poi rivelato un particolare inedito: “Sono evidenti interventi realizzati tra il XV e il XVII secolo. Non è documentata la presenza degli Aragonesi e degli Angioini a Crucoli, ma le torri circolari lasciano pensare ad una tradizione costruttiva derivata da questi popoli”.
Allo stato attuale, della fortezza restano le mura esterne e le torri. Di chiara origine normanna, dunque, con rifacimenti avvenuti, ad opera delle famiglie D’Aquino e  Amalfitano, nel 1400 e nel 1600, fu danneggiato dai turchi prima nel 1674 e poi ventitre anni più tardi. Fra il 1800 ed il 1900 circa viene denominato “Castello del marchese di Crucoli, conte di Savelli” ed usato come deposito dei magazzini di grano del monte Frumentario. Degli interni del castello ci è dato sapere grazie ad un atto notarile del 1780 rogato dal notaio De Luca; mentre da un altro atto, datato 1900, e richiesto dal Comune al notaio Iuzzolini, veniamo a conoscenza anche dell’esistenza di “sei torrioni che si distribuiscono lungo le mura di cinta” e di una rocca posta al centro del castello che, già in  stato di rovina, probabilmente era ciò che restava del dongione, la torre più alta, così progettata sia come punto di osservazione che di ultimo rifugio in caso di presa del resto della rocca da parte dei nemici.  Lo stesso notaio descrive il castello che “si estende per tutti i lati al punto che la sola prospettiva è teatrale; infatti si vede sia il mare, sia i monti uniti da colline e pianure, la cui vista rende felice chiunque guardi”. Altri importanti atti della fine del 1900 ne comprovano l’evidente stato di abbandono. Più volte, infatti, le amministrazioni comunali succedutesi negli anni hanno cercato di riportarlo alla sua bellezza originaria. Si arriva così al progetto di recupero fortemente voluto dall’amministrazione Sicilia su proposta dall’assessore alla Cultura Francesco Siciliani, il quale ha sottolineato l’importanza di tale traguardo “in quanto ciò è una prima tappa che ci dovrà consentire di sperare in un futuro più positivo per intervenire sui ruderi del castello e poter recuperare eventuali locali esistenti, ma oggi sotterrati”. Dopo uno studio volto alla ricerca storica, architettonica e di confronto con gli altri castelli presenti sul territorio, è previsto un proseguimento sul piano diagnostico e con un progetto di recupero che ora, dopo l’ambito riconoscimento, pare finalmente possibile. A questo proposito ha proseguito l’assessore Siciliani: “Altri passi in avanti potranno essere fatti se ci saranno le condizioni economiche e finanziarie  per restaurarlo nel miglior dei modi, solo così si potrà valorizzare e tutelare un’opera, ritengo, di grande patrimonio culturale ed orgoglio della comunità crucolese”.