Monday, 18 October 2021

Rotella: illuminazione zen e radar mentale

Verrà restaurato il murale dell’artista calabrese alle Poste di Catanzaro.

Mimmo Rotella alla ribalta. A sei anni dalla morte dell'artista calabrese, un'importante iniziativa ne celebrerà la figura con il restauro e il restyling del murale, che troneggia sulla facciata delle Poste Centrali, deciso dal sindaco Sergio Abramo, in accordo con Poste Italiane e la Fondazione Mimmo Rotella.
Il pannello situato fra l'angolo di Corso Mazzini e Piazza della Prefettura, realizzato nel 1949,  ha finito nel corso del tempo per diventare un ovvio arredo urbano, che pochi  riconoscono come opera del grande artista. Invece si tratta di un'opera assai significativa nel percorso artistico di Rotella perché segna il distacco dalla figurazione per avviare quel processo di astrazione, che condurrà nel 1954 alla scoperta del décollage, ovvero del manifesto strappato e riproposto come opera d'arte.

Mimmo Rotella nel suo studio a Roma, 1945


Già nel 1945 Rotella, trasferitosi a Roma, aveva intrapreso una ricerca di tipo neo-geometrico e aveva realizzato opere strutturate con  linee, poligoni, forme elementari, colori piatti.  L'incarico di realizzare un'opera pubblica al Palazzo delle Poste della sua città gli dovette derivare certamente dal fatto che, prima ancora di dedicarsi a tempo pieno all'arte, nel 1941 aveva ricoperto l'impiego di disegnatore al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni di Roma.

Poi era stato chiamato alle armi entrando nel corso allievi ufficiali di Nocera,  successivamente si era diplomato al Liceo Artistico di Napoli (1944) e, infine, per un anno aveva anche insegnato disegno all'Istituto per geometri della sua città (1944-45).
A Roma, dal 1947 fino al 1951, Rotella partecipa a tutte le mostre dell'Art Club, un'associazione che  raccoglie gli esponenti dell'avanguardia e che, proprio a partire dal quell'anno, si configura maggiormente nella direzione di una ricerca astratta (con Burri, Dorazio, Magnelli, Perilli, Prampolini, Radice, Reggiani, Soldati, Sanfilippo e tanti altri di varia ascendenza e destino).

Rotella, Raduno folclorico, 1949 web


Il 1949 è in qualche modo un anno di svolta per Rotella, in quanto si fa strada in lui l'idea che esistono possibilità espressive alternative, modi non convenzionali di fare arte. Alla pittura astratto-geometrica affianca una poesia “non figurativa”, che lui chiama “Poesia Epistaltica”, usando un neologismo privo di senso, che allude ad una vocalità e ad una comunicazione non verbale, spontanea e primitiva, fatta di iterazioni, onomatopee, suoni, fischi, parole in libertà. Andando oltre le parolibere di Marinetti e dei futuristi, Rotella fa della poesia un pretesto per gustose performance, e per tavole manoscritte con segni di un alfabeto bizzarro, simili a calligrammi.
Proprio in quell'anno scrive addirittura il Manifesto dell'Epistaltismo, che verrà pubblicato solo sei anni dopo da Leonardo Sinisgalli su “Civiltà delle macchine” (1955). Poesia fonetica e pittura astratta rappresentano per Rotella le nuove frontiere dell'espressione, svincolata da ogni intento rappresentativo per assumere il valore di suono puro e di forma essenziale.

Rotella, Figurazione n 1, 1948


Il dibattito artistico in quegli anni del Dopoguerra si sviluppa attorno alle problematiche del rapporto fra fautori del realismo sociale e sostenitori di un'arte astratto-informale. Mentre tanti guardano all'impegno politico e ad un'estetica marxista, altri spostano l'attenzione sugli aspetti del linguaggio e su una ricerca formale. C'è chi pensa che l'arte debba essere comprensibile da tutti e chi, invece, ne coglie la portata innovativa, spesso ermetica, quasi sempre radicale.
Rotella è fra questi ultimi per il piglio provocatorio e la discendenza dal dadaismo, il movimento che negli anni Dieci-Venti aveva alimentato in arte le propaggini più estremiste. Capisce che in arte è ormai stato fatto tutto e che bisogna inventare cose nuove. Abbandonata la figurazione espressionista, egli trova nell'astrazione geometrica la naturale evoluzione e il conseguente sbocco di una ricerca, che interpreta la realtà  secondo uno schematismo formale, di impianto euclideo, con vettori lineari e sequenze spaziali, con angoli e fughe, in una dimensione tutta razionale. Presenterà per la prima volta queste opere  in una mostra personale alla Galleria Chiurazzi di Roma nel 1951.
Per il murale dell'Ufficio Postale a Catanzaro Rotella adotta le modalità della sua pittura di quegli anni ma la piega alle esigenze di simboleggiare l'universo delle Telecomunicazioni, fra passato e presente. Sceglie così le sagome ben riconoscibili di colombi viaggiatori bianchi e dai contorni rettilinei, che si intrecciano con le linee rette e a zig zag di antenne, tralicci, fili e onde radio. Qua e là i dischi forati per la selezione decadica dei numeri nei telefoni di una volta; in basso una ruota ad otto raggi ed un palo biforcuto, probabili simboli buddisti dell'ordine dell'Universo e dell'Illuminazione che Budda avrebbe ricevuto sotto un albero. Ed è interessante come Rotella si serva in questa opera, già nel 1949, di un ideogramma che allude alle dottrine orientali, da lui spesso tirate in ballo quando negli anni Cinquanta, per spiegare l'idea del décollage, parlerà esplicitamente di “illuminazione Zen”. Come potrebbe parimenti alludere all'altro concetto rotelliano di “radar mentale” la somiglianza schematica della ruota ad un'antenna radar per onde elettromagnetiche.

Rotella, Composizione ritmica, 1949


Intarsi di marmi rosa, bianco, bruno e grigio disegnano un pannello di una certa sobrietà grafica, in cui viene visualizzata una composizione essenziale ma ritmica e dinamica nelle sue direttrici spaziali.
Quest'opera anticipa per tanti versi gli sviluppi dell'arte di Rotella, che scopre la superficie del muro  come luogo di comunicazione visiva urbana: qui evidentemente non si tratta di un muro tappezzato di manifesti da lacerare e prelevare per i propri quadri, bensì di un muro da usare come supporto di un messaggio nuovo, in formazione sul  piano del linguaggio, ma già denso di spunti di riflessione. Ora con un intervento di restauro e di ri-design l'opera troverà una sua nuova centralità nel tessuto urbano, meglio preservato e illuminato, soprattutto attrattore di visitatori, che vi troveranno un ingresso simbolico alla città di Rotella. Un omaggio doveroso ad un catanzarese illustre, in un'asse ideale con la Casa della Memoria, quel Museo Rotella ricavato in via dell'Onda  nell'atelier di sua madre modista e oggi sede anche della Fondazione a lui intitolata.