Monday, 17 January 2022

Contro il cancro una nuova speranza

A colloquio con il  professore Marcello Maggiolini, Ordinario di Patologia generale e Direttore Farmacobiologico presso l’Università della Calabria. L’identificazione di un nuovo recettore di membrana, chiamato “GPER”, ha consentito di intercedere nell’attività di impulso degli estrogeni sulle cellule tumorali, limitandone la progressione.

Il prof.Marcello Maggiolini, ordinario di patologia generale e direttore farmacobiologico presso l’Università della Calabria


La ricerca è stata condotta dal professore Maggiolini, originario di Mariano Marchesato, in collaborazione con l’equipe con cui negli ultimi cinque anni, ha analizzato i meccanismi molecolari coinvolti nello sviluppo dei tumori femminili. Un impegno costante che di recente ha ottenuto un importante riconoscimento, con la pubblicazione di un articolo sui risultati conseguiti nelle terapie antitumorali, sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale  “Nature”, ma che già in precedenza era stato attenzionato da altri illustri giornali: Cancer, Research, Oncogene e Health. La pubblicazione della ricerca ha consentito di illustrare gli effetti dello studio sulle patologie tumorali e le prospettive future.

Lo studio compiuto dalla sua equipe è riuscito ad identificare alcuni processi molecolari inerenti le cellule tumorali?
“L’attività effettuata all’interno del laboratorio, si occupa dei meccanismi molecolari coinvolti nello sviluppo dei tumori: mammario, ovarico e endometriale. In particolare, il nostro lavoro è incentrato sulla comprensione del ruolo degli estrogeni e dei composti di derivazione ambientale con cui i pazienti vengono a contatto. Nello sviluppo delle suddette neoplasie, il contributo originario fornito dal gruppo di ricerca, è stato di identificare l’azione svolta dagli estrogeni attraverso dei recettori, già conosciuti e di identificare un nuovo recettore di membrana, in grado di mediare l’attività di stimolo, condotta dagli estrogeni sulle cellule tumorali. Le ricerche portate avanti in questi anni, hanno riguardato nello specifico, la caratterizzazione funzionale del recettore di membrana denominato “GPER” che è stato coinvolto nella progressione tumorale indotta dagli estrogeni endogeni e di derivazione ambientale. L’identificazione del recettore di membrana “GPER”, inoltre, ha permesso di individuare farmacoterapie innovative nel trattamento dei tumori femminili. Stiamo cercando, di scoprire nuovi composti che sarebbero utilizzati nel trattamento del tumore mammario e potrebbero dare una speranza maggiore in termini di aspettativa di vita. L’ottimizzazione delle terapie innovative, infatti,  porterebbe al miglioramento della qualità della vita”.

Quale ruolo ha avuto l’Airc, l’Associazione italiana ricerca sul cancro, negli studi condotti ?

Nella foto del gruppo di ricerca, da sinistra: Adele Vivacqua, Enrica Romeo, Viviana Bartella, Marco Pupo, Veronica Motta, Assunta Pisano, Alessia
Armentano, Virginia Palumbo, Silvia Minardi, Ernestina De Francesco, Rosamaria Lappano, Paola De Marco, Maria Francesca Santolla


“I risultati conquistati hanno motivato l’AIRC a sostenere la nostra ricerca. Ogni anno, l’Associazione eroga su base prettamente meritocratica, i finanziamenti per progetti di ricerca in ambito oncologico nonché le borse di studio per i giovani ricercatori. I fondi sono elargiti dopo un’attenta valutazione dei progetti da parte di un’equipe formata da studiosi. A questo  è seguito un riscontro effettivo sull’impiego dei fondi, attraverso la pubblicazione della ricerca. Il mio coinvolgimento all’interno dell’AIRC, che da anni si occupa di incentivare la ricerca sulle patologie tumorali, mi rende enormemente orgoglioso, ed inoltre fornisce un segnale positivo all’attività di studio svolta nella nostra regione dai giovani: ricercatori, borsisti, dottori di ricerca che hanno deciso di rimanere nella propria terra per dare il proprio contributo ad un importante progetto scientifico in ambito oncologico, lavorando quotidianamente con passione e professionalità. La finalità principale della ricerca è di mettere a disposizione dei pazienti, terapie innovative e in continua evoluzione, che possano in alcuni casi condurre alla sconfitta del tumore, in altri contribuiscano a renderlo cronico, allungano le prospettive di vita dei singoli pazienti ”.

Alcuni malati, però, preferiscono rivolgersi altrove, per effettuare le cure necessarie. Come mai?
“E’ necessario capire che in Calabria esistono dei punti di eccellenza per il trattamento delle patologie tumorali. Un esempio è il polo di “Germaneto”, un vero e proprio punto di riferimento in ambito sanitario. Un centro che nel corso degli anni si è consolidato, mettendo a disposizione dei pazienti un impianto organizzato e all’avanguardia. Al momento, però, manca sul territorio un centro di coordinamento che possa porre in rete i diversi comparti. In Calabria non esiste ad esempio, un registro tumori per effettuare statistiche indispensabili per conoscere il fenomeno in tempo reale. La presenza di un centro di riferimento regionale, potrebbe implementare la necessità di realizzare un’attività importante nei confronti della patologia oncologica, con la creazione di un ufficio tumori, già presente in altre regioni italiane, che non agisca da ente funzionale, ma fornisca dati da cui trarre informazioni utili sulle cause e i fattori che influenzano la malattia nel nostro territorio. Occorre fare emergere quanto di positivo c’è in ambito sanitario nella nostra regione. L’avvio di un confronto continuo e costruttivo tra gli operatori sanitari e della ricerca, con la creazione di un centro di coordinamento, contribuirebbe maggiormente all’ottimizzazione dei risultati e dunque alla ricerca. Il beneficio sociale sarebbe di enorme valore, soprattutto in termini di prevenzione e inoltre, si darebbe un valido incentivo alle politiche sanitarie. E’ necessario, in questa direzione, evidenziare la continua e proficua attività di collaborazione positiva che l’Università della Calabria effettua con l’Università “Magna Grecia” di Catanzaro e altre Università straniere,  per ricorrenti scambi professionali ”.

Secondo lei, è possibile sconfiggere il cancro?   
“Il professore Umberto Veronesi, presidente dell’omonima Fondazione e direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia, il cui nome è legato ai contributi scientifici inerenti l’invenzione della chirurgia conservativa per la cura dei tumori mammari, ha indicato in uno o due decenni, la possibilità di vincere il cancro.  Noi, stiamo lavorando per arrivare al raggiungimento di tecniche biomolecolari che comprendano la composizione delle cellule tumorali e consentano di bloccarne la prolificazione. L’identificazione dell’attività funzionale svolta dal recettore di membrana “GPER”, ci consente di ampliare notevolmente le conoscenze sulla progressione tumorale indotta dagli estrogeni endogeni e di derivazione ambientale, comprendendo il modo migliore per intervenire efficacemente. Il nostro impegno proseguirà con attenzione e dedizione assoluti, per sconfiggere quella che è stata definita la malattia più devastante che l’essere umano abbia mai conosciuto”