Wednesday, 19 January 2022

Shakespeare “autore universale e memoria del futuro”. Parla un’eccellenza calabrese a Roma: Gianfranco Bartalotta

È nato a Diamante, di cui è cittadino onorario dal 2013, ma vive a Roma.

Lui è Gianfranco Bartalotta, docente universitario, saggista, giornalista, critico teatrale e cinematografico, noto soprattutto come acuto esegeta delle opere di Shakespeare. Docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo presso il Dipartimento di "Scienze della Formazione" dell'Università Roma Tre, insegna anche Metodologie e Tecniche della Globalità dei Linguaggi all' Università Telematica "Niccolò Cusano". Dal 2008 dirige la Rivista di Studi "Teatro contemporaneo e Cinema", il prezioso quadrimestrale fondato da Mario Verdone che ospita i massimi studiosi del settore e offre un ampio panorama di ciò che accade nel teatro e nel cinema, italiani e internazionali. 

Gianfranco Bartalotta; *Nella foto in Primo Piano con la regista Lina Wertmuller

Nel 1986, gli è stato conferito il “Premio Cultura” dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e, nel 2000, l’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, Dipartimento Cultura-Spettacolo, gli ha assegnato il “Premio Personalità Europea”. Quest’estate, nell'ambito della XVI edizione del Festival Internazionale del Teatro Romano di Volterra, è stato premiato per "L'editoria e lo spettacolo" con la statuetta “Ombra della sera” riconoscimento già assegnato, tra gli altri, a Gabriele Lavia, Arnoldo Foà, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Alan Rikman, Micha Van Hoecke, Paolo Ferrari, Roberto Herlitzka, Glauco Mauri, Masolino d’Amico, Fernando Arrabal.

 

Il premio di Volterra è ritenuto l’Oscar italiano del Teatro, dunque, è un prestigioso riconoscimento del valore del tuo lavoro e dell’alto livello della tua rivista …

Sì, è un premio di cui sono molto contento, anche perché “Teatro contemporaneo e Cinema”, la rivista che dirigo e che è stata premiata, è una delle pochissime riviste cartacee di teatro e cinema in Italia. La giuria del premio l’ha ritenuta“equilibrata tra saggistica teatrale e cinematografica, cronaca e critica, recensioni di volumi di teatro e di cinema, testi teatrali e inediti cinematografici .... e, anche, palestra, nella sezione recensioni, per giovani studiosi”. Quest’ultima caratteristica è importante, sia perché consente una sorta di trait d'union tra vecchie e nuove generazioni, sia perché la rivista diventa punto di riferimento per giovani di talento che sognano di scrivere, ma che non avrebbero, altrimenti, la possibilità di farlo. Altro aspetto che mi è molto caro, è l’attenzione rivolta alla valenza formativa e terapeutico del teatro, e del cinema, nelle scuole, nelle università, nelle carceri, negli ospedali, nelle case famiglia, nelle strutture di recupero per tossicodipendenti …

Hai tenuto dei Seminari sul teatro alle detenute della sezione “Alta sorveglianza” della Casa Circondariale di Latina...

La considero un’attività doverosa. Mi sono trovato di fronte a un’umanità sofferente, degradata dalla coscienza della propria colpa, dalla perdita graduale dell’identità, da una distorta percezione del tempo, dall’opprimente restringimento dello spazio....

Col Premio Ombre della Sera XVI edizione del Festival Internazionale del Teatro Romano di Volterra

Ma il miracolo del teatro ha prodotto i suoi frutti ... : non solo le recluse hanno messo in scena opere teatrali di alta qualità, da De Simone a Shakespeare, ma hanno anche partecipato a un concorso di scrittura drammaturgica, il“Premio Ipazia” del Festival “Eccellenze al femminile”, e si sono classificate addirittura al primo posto. Hanno anche interpretato se stesse nel video “Un’apertura d’ali” di Renato Zero. Insomma, si è creato un bel fermento culturale ...

Tra i tuoi contatti professionali c’è stato il regista Giuseppe Ferrara, maestro del cinema sociale: pensi che questa tipologia di cinema, oggi, riesca a scalfire le coscienze?

Il cinema sociale ha una valenza sicuramente positiva, basti pensare a “Sulla mia pelle”, il film di Alessio Cremonini, sull’ultima settimana di vita di Stefano Cucchi: una pellicola di grande impegno civile, un film di denuncia, che aiuta a riflettere. Ferrara è stato un grande regista in questo genere, purtroppo ha trascorso gli ultimi anni della sua vita in tristi condizioni di indigenza ....

Tu scrivi su tutte le più importanti riviste di teatro e di cinema, da "Ridotto", a "Cinema Sud", da "Cinemateca" a "Scena", da "Sipario" a "Hystrio", da "Futurismo oggi" a "Meridiano Sud": un’attività intensa, frenetica, che deve conciliare tantissimi interessi ... Che rapporto hai con il tempo?

Il mio tempo è scandito sempre dalla passione: lavorando con passione, tutto diventa più semplice ...

Hai intrattenuto rapporti professionali con grandi personalità del cinema e del teatro: Ermanno Olmi, Mario Monicelli, Krzysztof Zanussi, Rocco Familiari, Mario Verdone, Lina Wertmuller, Mario Monicelli, Giuliano Montaldo, Ettore Scola, Gian Luigi Rondi, Gigi Proietti, Nicola Piovani, Ermanno Olmi, Sergio Castellitto... e potremmo continuare all’infinito... Quale tra questi personaggi ti ha più affascinato ?

È difficile rispondere a questa domanda, perché ognuno di questi personaggi ha doti diverse, che destano ammirazione: la superba dignità di Monicelli, l’intelligenza e la stravaganza della Wertmuller, lo sguardo circolare di Mario Verdone, il rigore e la timidezza di Zanussi, l’eleganza di Montaldo, la nostalgia ironica di Scola, la raffinatezza linguistica di Rondi, le sottili capacità analitiche di Familiari, la poesia di Olmi, la serietà professionale di Castellitto, l’introversione di Proietti, la curiosità intellettuale di Piovani....

Hai intervistato anche l’uomo degli “ottomila”, il grande Reinhold Messner...

L'intervista a Messner è stata epica: mi sono trovato di fronte un essere a metà tra gli dei e gli uomini, una persona che, dopo aver scalato tutti gli 8000 metri del mondo, a 40 anni ha attraversato l'Antartide e a 60, a piedi, il deserto del Gobi.... La nostra, è stata una conversazione intensa e profonda: al centro l'avventura come metafora di vita e come prova dei limiti umani ...

Tu dirigi anche la Collana che porta lo stesso nome della tua Rivista, e, per inaugurarla, hai scelto la versione integrale del "Wozzek" di Georg Büchner, redatta sui manoscritti originali con traduzione e curatela di Rocco Familiari. Come mai questa scelta, sicuramente impegnativa?

Col critico Gianluigi Rondi

Scelta impegnativa, certo, ma anche, in qualche modo, obbligata: si tratta dell’opera straordinaria di un precursore del teatro moderno; Wozzek è un dramma scritto in ambito romantico, nel 1837, ma anticipa sia il naturalismo – per il tema affrontato, la crudezza delle immagini e l’uso di un linguaggio scarno ed essenziale – sia l’espressionismo, per la particolare costruzione drammaturgica, lo stile dialogico e la visionarietà delle immagini. Assolutamente rigorosi l’approccio metodologico e la traduzione di Rocco Familiari, il quale, oltre che noto drammaturgo, è anche un fine traduttore di grandi opere.

Sei uno dei massimi esperti di Shakespeare, autore che fa tremare i polsi anche a leggerlo soltanto, non a caso è definito Shakescene (Scuoti-scena, n.d.r.). Cosa ti coinvolge, particolarmente, della sua scrittura?

Shakespeare, insieme a Dante, è al centro del “Canone occidentale”, come scrive Harold Bloom. Ambedue superano tutti gli altri scrittori per acume cognitivo, energia linguistica e capacità inventiva. Shakespeare forse ancor più di Dante: il suo linguaggio è più ricco e articolato (il verso e la prosa, i songs, i puns…) e si rivolge a un pubblico, quello elisabettiano, che comprende tutte le classi sociali (aristocratici e ricchi commercianti, prostitute e tagliagole, ladri di copioni e popolani) e tutti i registri - dal tragico al comico - che compongono i colori della vita.

Col drammaturgo Rocco Familiari e l'attore Cosimo Cinieri

Shakespeare è per la letteratura mondiale, ciò che Amleto è per la sfera immaginaria del personaggio letterario: uno spirito che si insinua ovunque, e che è impossibile da imprigionare. E’ un autore universale in quanto è riuscito in modo sorprendente a capire le emozioni e i sentimenti degli uomini di tutte le generazioni, divenendo così la “memoria del futuro”. Magistrale l’uso del “blank verse”, il mighty line già perfezionato da Marlowe, che riproduce il battito del cuore. Shakespeare ci fa sentire sempre a casa, anche quando siamo lontani. È sempre uno di noi...

Una delle opere più importanti di Shakespeare è il Riccardo III, un dramma di grande attualità, che rappresenta una società falsa in cui tutti sono contro tutti e la cui intima essenza ricorda l’inquietante universo dei mostri di Bosch e di Bacon....

Riccardo III è uno dei personaggi più sinistri di Shakespeare. In quest’opera c’è una visione impietosa della storia, il concetto stesso di regalità si incrina, e la gloria dei grandi è offuscata dal dolore del mondo. Proprio in questo sta l’attualità di quest’opera. Riccardo, d’altronde, non è “un avvoltoio in un branco di pecore, ma uno straordinario rapace in un branco di rapaci”. Il mondo che lo circonda non è meno crudele di lui.

Nel Riccardo III c’è un elemento di modernità, e cioè l’importanza della comunicazione, del linguaggio; il linguaggio è visto come strategia, come arma, come strumento di potere, esattamente come accade oggi ...

Con Walter Pedullà alla presentazione del libro di Zina Crocè sulla drammaturgia di Rocco Familiari

Una delle armi di Riccardo III è la teatralità della sua parola, la capacità, come afferma Luca Ronconi, di “ridurre al silenzio, con la parola [la parola del serpente] la retorica degli altri”. Egli stesso descrive gli strumenti per raggiungere i suoi scellerati scopi: sorridere mentre si uccide, bagnare il volto di finte lacrime, cambiare espressione in ogni occasione, ingannare più astutamente di Ulisse, cambiare forma come Proteo, mandare a scuola il “sanguinario Machiavelli”. È l’uso ingannevole e tragico dell’arte del teatro per raggiungere il proprio infimo scopo. Molti dittatori hanno usato questa tecnica per conquistare il potere ma anche nei regimi democratici non cambia molto riguardo a simile strategia del linguaggio.

Qualche anno fa, sulla tua rivista, Renato Nicolini ha analizzato la tessitura linguistica di Ionesco, intendendola come chiave di volta per comprendere i meccanismi di comunicazione di trasmissioni politiche, che lui ha citato: Ballarò, Anno Zero, l’Era glaciale, la cui cifra espressiva, secondo Renato, poteva essere esemplificata con “Hai detto bianco?” - “No! Ho detto bianco!”. Tu, da esperto, cosa pensi di queste tecniche comunicative?

Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, leggiamo nel Gattopardo di Tomasi da Lampedusa ....: purtroppo l’ideologia politica nascosta dietro le parole riproduce le stesse formule senza una significativa variazione semantica. La differenza diventa perciò, come osserva Deleuze, una ripetizione senza concetto...

Torniamo a Shakespeare: che idea aveva del Potere? È un argomento che permea non solo Riccardo III, ma anche Amleto e  Macbeth...

Un giovanissimo Bartalotta con Mario Verdone

Shakespeare faceva parte della compagnia dei Lord Chamberlain’s Men, dunque era necessariamente legato al potere. Nel periodo elisabettiano il teatro era l’unico mezzo di comunicazione di massa e dunque era l’occhio privilegiato del potere. Impossibile schierarsi contro, se non attraverso l’espediente della follia. Il fool, quasi sempre presente nelle opere di Shakespeare, aveva proprio questo scopo, dire la verità nella forma della pazzia.

Su Macbeth ha scritto anche Eugène Ionesco, per il quale, nel mondo, il male costituisce la norma, e dunque, non c’è nulla di mostruosamente eccezionale nel comportamento bestiale di Macbeth, che, non a caso, è da lui ridefinito Macbett, dove “bett”, ricorda bête, bestia. Quindi, sia Macbeth che Macbett, riflettono una sfiducia totale nella Storia e nell'autonomia delle scelte individuali. Addirittura, nel Macbett di Ionesco: “sont les événements qui règnent sur l'homme, non point l'homme sur les événements". Pensi che l’attuale panorama storico confermi - o neghi - ciò ...?

La visione hobbesiana della Storia, sarà sempre attuale finché, come dichiara lo stesso Ionesco, “il sistema politico consentirà ad altri uomini di realizzarsi, dominando gli altri”. Finché nel mondo si formeranno moltitudini di “vite da scarto”, che hanno perso anche la speranza di possibilizzare, la sfiducia non abbandonerà l’umanità.

Dal canto suo, nel Macbeth, Shakespeare scrive che "la vita non è che un povero commediante che si pavoneggia e si agita sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla"...? Cosa pensi, in merito...?

Col drammaturgo Fernando Arrabal

Questa visione pessimistica della vita in Macbeth, che rimanda alle affermazioni di Amleto e alle malinconiche parole di Jack in “As you like it”, può essere condivisibile se si rimane ancorati al pensiero della morte, del nulla eterno. Ma il superamento di ciò è possibile sia attraverso l’idea di Dio (con la fede anche il “perituro” perisce...) sia mediante l’autenticità dell’essere, il Dasein di Heidegger, la scelta insostituibile che dà senso alla vita. Ogni momento dell’esistenza è degno di essere vissuto.

La caratteristica più evidente della tua rivista è quella di approcciare la comunicazione culturale da varie prospettive, offrendo anche strumenti di destrutturazione della realtà: è un’ “invenzione” tua, questa, oppure ti sei semplicemente adeguato all’impronta del fondatore Mario Verdone?

Teatro contemporaneo e Cinema ha un approccio globale con la cultura. Non affronta soltanto gli aspetti storici e critici delle due discipline, ma analizza anche il rapporto tra linguaggi affini (musica, danza, lirica, pittura scultura…). Verdone aveva la stessa concezione della cultura; sulla linea di Canudo era un sostenitore dell’arte totale.

Alla tua rivista collabora anche un altro illustre uomo di cultura calabrese, Lucio Villari, che ha scritto, tra l’altro, un bel saggio su Riccardo Morbelli, definendolo un intellettuale che con la sua ironia, col suo tocco di libertinismo culturale, ha dato “un pizzico di Voltaire all’Italia”. All’orizzonte, vedi qualche emulo di Morbelli ?

Con l'esploratore Reinhold Messner

Purtroppo no, in questo momento non vedo una figura che lo possa emulare. Ma forse anche l’Italia oggi è diventata più triste.

Cosa pensi della cultura in Calabria?

La Calabria è una terra ricca di cultura, opere d’arte, tradizioni ed eccellenze in tutti i settori. I calabresi sono generosi e intelligenti, ma la politica, attraverso un’attenzione maggiore, deve restituire a questa terra l’antico spirito della Magna Grecia.