Wednesday, 19 January 2022

Waterfront Saline Joniche

Una sfida da vincere a tutti i costi. C’è un progetto simbolo, “raffinato e fattibile” per l’ex area industriale di Saline Joniche. Lo ha realizzato il team di professionisti  di “AutonomeForme/GrupoAranea” (composto da Giuseppe Guerrera, Marco Scampinato, Lucia Pierro, Francisco Una sfida da vincere a tutti i costi. C’è un progetto simbolo, “raffinato e fattibile” per l’ex area industriale di Saline Joniche. Lo ha realizzato il team di professionisti  di “AutonomeForme/GrupoAranea” (composto da Giuseppe Guerrera, Marco Scampinato, Lucia Pierro, Francisco Leiva Ivorra, Elena Velasco Romàn e Martin Lopez Robles ed altrettanti collaboratori) e  si è classificato al primo posto nel concorso internazionale “Riqualificazione del Waterfront di Saline Joniche per la realizzazione di un parco naturale ed antropico”, bandito dieci mesi addietro dalla Provincia di Reggio Calabria.
Quella di fare del sito di Saline Joniche qualcosa di diverso è un’idea che circola da tempo, soprattutto da quando la “S.E.I.” Saline Energie Ioniche, società di progetto nata con lo scopo di avviare attività  legate alla ricerca e alla produzione energetica nel territorio, ha lanciato l’idea di realizzare  una  centrale per la produzione di energia elettrica attraverso “l’utilizzo pulito del carbone”.
Un impianto che nonostante la positiva valutazione di impatto ambientale del Governo, non piace a molti. Comitati di cittadini, associazioni, movimenti ed istituzioni locali, da anni, si stanno opponendo con ogni mezzo alla realizzazione di questo impianto ritenuto inquinante ed  altamente rischioso per la salute dei residenti. La storia di Saline Joniche è fortemente legata al fallito processo di industrializzazione della Calabria. Una storia che in provincia di Reggio Calabria si è sviluppata attraverso la realizzazione di insediamenti che nella quasi totalità dei casi si sonodimostrati autentiche “bolle di sapone”, che hanno devastato il territorio ed, ancora peggio, illuso centinaia di migliaia di persone in cerca di lavoro. Saline è ancora oggi una “ferita aperta” di questa vicenda: archeologia industriale di una industrializzazione mai avvenuta, o nel migliore dei casi, come per la  Liquichimica e l’Officina Grandi Riparazioni delle FS,  fallita miseramente sull’altare di interessi e speculazioni che stavano molto lontano dalla Calabria.  A questo si sono aggiunti negli anni insediamenti urbani di recente costruzione che hanno determinato una antropizzazione del territorio poco ordinata con conseguenze per l’ambiente che in alcuni casi possono essere definite irreversibili.
Eppure parliamo di un territorio tra i più belli e naturalisticamente interessanti della regione con una zona umida nella quale nidifica o transita una fauna variegata e rarissima per la Calabria Per questo, tra le motivazioni del concorso internazionale lanciato dalla Provincia di Reggio Calabria, che si è accodata assieme a Regione Calabria e numerose amministrazioni locali nel contrastare il progetto della centrale a carbone, c’è quella di offrire “un risarcimento per anni di indifferenza, di tentativi poco incisivi o addirittura impropri” di utilizzo di quell’area.
C’è grande soddisfazione per gli esiti di questo concorso, per il quale sono pervenuti circa venti progetti a fronte di una settantina di iscritti. Una risposta importante per qualità e quantità, “che è riuscita – commentano dalla Provincia di  Reggio Calabria – a fornire proposte concrete su un’area tanto discussa quanto interessante per i valori naturalistici  e culturali, presenti e potenziali. Lavori che rappresentano un patrimonio a disposizione di tutti gli attori, pubblici e privati, del territorio”.
Il progetto che si è aggiudicato il primo premio “si fonda – spiegano i progettisti – sul ritmo di presenza-assenza di acqua. Elemento che caratterizza il paesaggio delle Saline e delle fiumare  e assume questa alternanza tra la fase umida e la fase secca quale ulteriore elemento capace di definire i caratteri del parco assecondando i ritmi climatici e costruendo un paesaggio variabile con il trascorrere delle stagioni. Vogliamo – spiegano - restituire all’acqua la sua importanza, facendo si che con il suo passaggio e la sua presenza si possa nuovamente configurare il paesaggio”.
Un intervento che si fonderà su due parole d’ordine: ri-utilizzare e ri-naturalizzazione. Le azioni immaginate nel progetto, infatti, agiscono sulla possibilità e la capacità attraverso le quali il nuovo ambiente naturale può generare la vita e trovare il suo equilibrio con i resti industriali, che saranno dove possibile “riconvertiti” e “minimizzati” per renderli compatibili conl’ambiente.
La grande ciminiera che incombe ancora oggi sull’intera area diventerà un osservatorio per gli uccelli, con un livello intermedio per la nidificazione e una zona di osservazione. Grazie alla captazione dell’energia solare, sulla sua superficie, di notte si trasformerà illuminando delicatamente il paesaggio marino.
Un capitolo a parte è dedicato al borgo antico di Pentedattilo,  diventato nei secoli  “un paesaggio dell’oblio”, ed oggi “oggetto di riscoperta”.  Un cammino da  proseguire “promuovendo il riutilizzo dell’abitato come albergo diffuso dove attivare – immagina il team di professionisti che ha definito il progetto – un turismo solidale e creare un Centro internazionale per il dialogo tra i popoli, dove si discuteranno e vivranno i temi della solidarietà, della tolleranza, della non violenza, della pace, dell’interculturalità, del rispetto dell’ambiente, con l’utilizzo di materiali e procedure ecocompatibili ed eco solidali”.
Dallo scorso 29 gennaio è visitabile nel palazzo della Provincia di Reggio Calabria la mostra dove sono esposti tutti i progetti che hanno partecipato al concorso, tre dei quali premiati, rispettivamente, con 20mila, 10mila e 5mila euro, e sette ricompensati con una “menzione speciale”.
“Un’idea – è stato spiegato nel corso della cerimonia di consegna dei riconoscimenti - che segna l’attesa inversione culturale di approccio al tema, fondato su principi di rinaturalizzazione guidata e di riparazione ambientale, in una visione interpretativa ex-ante dei luoghi, che non tralascia interessanti e innovative relazioni tra le varie parti del progetto (naturale e antropico) e tra esso e il territorio esterno, con particolare riguardo, appunto, al Borgo Antico di  Pentedattilo.
A Saline, dunque, non tutti guardano al carbone, ma anche ad una nuova idea di tutela e valorizzazione del territorio. Proprio quello che si è proposto anche la Regione Calabria, nel contrastare la realizzazione della centrale a carbone, cui ha contrapposto un ricorso contro il Decreto del Ministero dell’Ambiente Corrado Clini, e prima ancora aveva introdotto il divieto, contenuto nel PEAR (Piano Energetico Regionale), di utilizzare il carbone per fini energetici, e la prospettiva di individuare anche per l’area di Saline un piano per la valorizzazione, promozione e tutela del territorio, sotto il profilo naturalistico, culturale e sociale, come valore di crescita economica. Proprio quello che la Provincia di Reggio Calabria ha  oggi messo in pratica.