Tuesday, 07 December 2021

Produzioni d’eccellenza, marketing e promozione dei territori per rilanciare una viticoltura di tradizioni millenarie. Parla Rosario Branda

Il risveglio del vigneto-Calabria

Cresce, come pochi altri, il settore enologico calabrese. Negli ultimi anni c’è stato un ritorno ai vitigni autoctoni, dopo una saturazione del mercato da parte di vini molto simili tra loro. Un’omologazione favorita anche da pratiche enologiche, dall’uso smodato di lieviti selezionati, additivi, filtrazioni e tutta una serie di operazioni che hanno uniformato il gusto dei cosiddetti vini di qualità.

Rosario Branda, direttore di Confindustria Cosenza e del Consorzio Assapori. Rosario Branda, direttore di Confindustria Cosenza e del Consorzio Assapori.


Nel caso del vino, molto sensibile alle condizioni del luogo e della stagione, il territorio di produzione ha sempre assunto un ruolo fondamentale nella determinazione della qualità finale. Una fermentazione spontanea, di per sé, a volte è in grado di originare prodotti di eccellenza che solo la natura nella sua perfezione, unita alla conoscenza dell’uomo, è capace di fare. Evitando lo stravolgimento del mosto iniziale con le tecniche enologiche invasive, il vitigno esprime il suo tipico carattere rendendolo inimitabile e unico, dando al prodotto quelle originalità che possono distinguerlo in un mercato globale dove prevalgono sempre di più i vini “omologati”.
Anche la Calabria, così come la Campania, ma anche la Puglia e la Sicilia, riscopre come fattore identitario i propri vitigni. «Nella cultura popolare il vino era considerato un alimento, costituiva una fonte energetica importante per chi svolgeva lavori faticosi, per i nostri contadini era il loro carburante quotidiano, ed è rimasto tale per lungo tempo» racconta Rosario Branda, direttore di Confindustria Cosenza e del Consorzio Assapori, Accademico della Cucina italiana, appassionato di enogastronomia e autore del volume "Vini di Calabria. Storie (minime) di uomini, donne, luoghi e uve".
«In quest’ottica – continua Branda - il vino doveva avere due caratteristiche: essere abbandonate e di buon tenore alcolico, perché più era alto il tasso alcolico, maggiore era il potere energetico. Con gli anni è diventato un piacere, fino alla distorsione edonistica dell'ostentazione: “dove la caratteristica distintiva era costituita dal prezzo sempre più elevato”, mandando così in crisi il mercato. Oggi il vino deve saper trasmettere suggestioni. Ad ogni sorso deve essere in capace di regalare un’emozione. È soprattutto grazie aquesta visione che inizia la riscoperta dei vitigni autoctoni: i palati degli estimatori tendono ad apprezzare vini non omologati, in grado di raccontare tradizione e territorio di origine. In questa nuova tendenza trovano grande spazio i nostri vitigni autoctoni che, vinificati con cura, riscuotono grande successo nei mercati».
vigneti 2Gaglioppo, Magliocco Dolce, Arvino, Guarnaccia, Nerello, Malvasia Nera, Greco di Bianco, sono solo alcune delle oltre duecento varietà di vitigni autoctoni catalogati in Calabria. Una biodiversità che rappresenta un patrimonio davvero importante. «La Calabria ha capito che deve studiare e valorizzare i propri autoctoni, in questo occorre rendere merito a Nicodemo Librandi di Cirò, un po' pioniere ed un po' caposcuola di questa nuova esigenza, che - prosegue il direttore Branda - ha selezionato circa 220 cloni di antichi vitigni calabresi, tra i quali ben quattro di Gaglioppo, fino ad individuare con rigore scientifico quelli che rendono meglio in termini di profumi, colore e caratteristiche varietali. Una ricerca importante, che ha consentito di prendere coscienza del patrimonio di colture viticole presenti nel territorio e di come renderne al meglio le potenzialità. I consumatori hanno risposto positivamente, e i nostri vini prodotti in qualità, oggi sono presenti nei mercati internazionali. La direttrice è tracciata, occorre fare sistema e mettere in rete i produttori che, in massima parte, sono veramente piccoli. Abbiamo avuto una crescita rapida delle cantine in Calabria, e sono tutte caratterizzate per l’ottima qualità dei vini, ma prodotti in quantità non sufficienti da consentire di affacciarsi sui mercati internazionali in maniera isolata. L’unica strada percorribile è quella di creare un paniere di etichette che possa focalizzare l’attenzione dei buyer sull’insieme dell'offerta dei vini calabresi. In caso contrario, avere una produzione articolata ma non “organizzata”, diventa una debolezza».
vigneti 3In Calabria l’Enoteca regionale, varata con legge dieci anni fa, ha la finalità di promuovere la conoscenza dei vini e patrocinare la cultura enologica calabrese, tutelare e incoraggiare l’intero settore gastronomico della regione. Ma è sufficiente, o bisogna porsi di fronte al mercato in modo differente?
«È indispensabile promuovere i nostri prodotti, - spiega il direttore di Assapori - ma a questo deve essere affiancata un'azione di distribuzione pianificata in grado di soddisfare la domanda dei consumatori, stimolata dalla stessa azione promozionale e di marketing. Bisogna creare ed affermare il brand Calabria, provando ad organizzare l’offerta in un contesto unico, credibile ed affidabile in grado di fare sintesi tra territorio, tipicità e tradizione».
Se la passione per la vitivinicoltura rappresenta l’elemento trainante, il processo di valorizzazione e riscoperta dei vitigni minori e della biodiversità, ne costituiscono i valori intrinseci: una straordinaria opportunità offerta ai paesi ricchi di tradizioni enoiche (e la Calabria è uno di questi) di distinguersi con dei prodotti unici e fortemente caratterizzati. È anche fondamentale che la coltivazione di vitigni minori, debba essere in qualche modo legata a tecniche di produzioni sostenibili come l’agricoltura integrata, biologica e biodinamica, rispettosa dell’ambiente e quindi della biodiversità. Manca, però, il salto di qualità nella fase finale: l’accesso aggressivo al mercato.
Ancora deboli le aziende produttricicalabresi, con azioni di marketing che solo in qualche caso registrano uno sforzo apprezzabile.
Il mercato è aperto, ma entrarci a pieno titolo è un’altra storia. Qui si inserisce il ruolo di raccordo e promozione che dovrebbe condurre l'Enoteca regionale. Il nuovo ente dovrà valorizzare il brand Calabria e organizzare l'offerta, proponendo in maniera complessiva l'insieme dei prodotti. Garantire qualità e quantità utilizzando la varietà: questa la formula sulla quale costruire il futuro del settore enologico calabrese.