Monday, 17 January 2022

Nucera (Pdl): "Morosini è stato chiaro, perdonare ma non a buon mercato"

«La Chiesa ha il dovere di perdonare, ma non a buon mercato». Riprendo le parole del Vescovo di Locri Mons. Giuseppe Fiorini Morosini. Parole pronunciate in uno dei luoghi più suggestivi ed impenetrabili dell’Aspromomte. Ero presente, infatti, a Polsi lo scorso 2 settembre ed ho personalmente ascoltato le parole di Mons. Morosini, in un luogo dove voci possenti di uomini di Chiesa hanno più volte ribadito, in maniera chiara ed inequivocabile, la posizione dei cattolici cristiani, e come in più occasioni viene sottolineato dalla dottrina cattolica, la condanna contro ogni forma di delinquenza organizzata, sia essa definita mafia, ‘ndrangheta o camorra.
Ed è stato un fatto positivo che la stampa, lì presente per seguire i festeggiamenti in onore della SS. Madonna della Montagna, abbia svolto meglio ed in maniera più attenta di altre volte il suo ruolo di amplificazione di un evento e delle riflessioni che lo hanno, quest’anno caratterizzato  più che mai. Quelle rappresentate da un Vescovo che, senza paura, e senza nessun timore, pur essendo a capo della Chiesa in un territorio definito spesso ‘ad alta densità mafiosa’, ha usato parole forti, che sono diventate ancora più pesanti perché pronunciate in un luogo unico, fortemento simbolico ed altrettanto sacro.
Il perdono di Dio è sempre possibile, ma non facile.
Mons. Morosini, a questo riguardo è stato esemplare. Esso deve essere il risultato di un pentimento sincero, profondo, soprattutto intimo; la scelta di una conversione irreversibile.  Che può essere anche la  scelta dell’uomo di ‘ndrangheta; del più cattivo, del più violento o disumano tra i delinquenti.
Non stiamo parlando di un traguardo facilmente raggiungibile. Altro aspetto sono le responsabilità sociali, nei quali è la giustizia intesa nel significato più alto del termine, a considerare e prevedere comprensione, indulgenza o severa ed assoluta condanna.
Mi risuonano ancora nella mente le struggenti parole di Mons. Giuseppe Fiorini Morosini a Polsi. Quelle di un uomo di grande determinazione, fortemente convinto del potere di quel suo invito amorevolmente rivolto a duri e spietati uomini di malaffare; la sua implorazione a riconoscere, per sempre, la giusta ed unica via della fede e dell’amore cristiano verso il prossimo, verso tutti, verso la società, nella quale nessuno può e deve essere considerato nemico, o peggio, definitivamente perduto rispetto ai valori che l’uomo ha posto alla base della sua esistenza terrena.
Mi dispiace che l’appello del Vescovo Morosini sia stato travisato, o male interpretato. Il perdono, anche nei confronti di uno spietato ‘ndranghetista non rappresenta una resa della Chiesa, ma l’esaltazione della sua forza rispetto ad un ‘potere’ effimero e precario. Sono state parole scaturite  da un cuore che porta dentro di sé la cultura dell’amore ed il perseverare di una speranza sempre fervida dell’uomo che nel suo animo è sempre portatore di bene e non di male.
La pace, il perdono, il pentimento, la conversione, tanto agognate dal Vescovo di Locri, in quel determinato momento della solenne celebrazione eucaristica, volevano riflettere un preciso e virulento attacco alle potenti consorterie della ‘ndrangheta di quel travagliato territorio, che per anni hanno ritenuto di poter liberamente ed impunemente offendere la storia, la cultura, il valore della fede e della pietà popolare in un luogo in cui il richiamo di Maria Santissima della Montagna ha radici e origini secolari. Da sempre a Polsi la venerazione della Madonna ha offerto la certezza di una comprensione, di una indulgenza, di un perdono, altrimenti impossibili: ieri come oggi.
Perdonare non significa condividere il peccato.
Quanto piuttosto esaltare quei valori di fede che sono alla base della dottrina della Chiesa e i valori sociali che rappresentano il fondamento del nostro essere comunità, Stato, società.
La chiesa, non lo dimentichiamo, ha pagato prezzi altissimi nella battaglia contro ogni tipo di organizzazione criminale, sacrificando la vita di sacerdoti che hanno fatto del loro magistero spirituale l’arma con quale hanno combattuto in prima linea ed a viso aperto le ingiustizie, le sopraffazioni, i soprusi, le prepotenze, le violenze di uomini senza scrupoli, contro i quali la Chiesa non ha mai puntato strumenti di offesa, ma esempi concreti di amore verso il prossimo, solidarietà, salvaguardia dei più deboli, dei più indifesi, spesso dei più giovani, per accogliere l’uomo attraverso la testimonianza dell’amore di Cristo che ha donato se stesso per salvare gli uomini.
Come operatore della politica, sottolineo e condivido la lezione di Mons. Morosini, e faccio miei, come cristiano e come uomo, i contenuti e le speranze del suo appello che come un discepolo attento e rigoroso  intendo diffondere e far rispettare.