Tuesday, 07 December 2021

Check-up sul diabete a cura della terza commissione. Indice puntato su vita sedentaria ed obesità

In Calabria, stando ai dati oggettivi, 153mila persone soffrono della patologia diabetica, circa il 7,2% della popolazione, e la quota di persone che si sono ammalate negli ultimi anni nella regione e in Italia è aumentata in maniera considerevole. E’ uno dei dati emersi dal convegno (“Piano nazionale sulla malattia diabetica un’opportunità per il sistema sanitario nazionale e regionale”) tenutosi a Lamezia Terme ed  organizzato dal presidente della Commissione regionale Sanità  Salvatore Pacenza d’intesa col  Dipartimento Tutela della salute della Giunta regionale e con il contributo della Novo Nordisk.
Tanti i fattori di rischio: principalmente le cause sono dovute ad una vita sedentaria, quindi ad una scarsa attività fisica e al conseguente problema dell’obesità, che purtroppo nella nostra regione arriva a toccare punti molto alti rispetto ad altre; le disuguaglianze sociali poi fanno il resto. È stato accertato, infatti, che il rischio di ammalarsi è più frequente in quelle categorie “svantaggiate” e tenendo conto di tutti questi fattori, “come Regione - spiega  Pacenza – abbiamo recepito l’importanza che ha il Piano nazionale anche e soprattutto in Calabria , e partendo da questo abbiamo ritenuto fondamentale il nostro impegno, che  -  ha spiegato - è stato possibile grazie anche all’impegno del presidente Scopelliti, del dirigente Curia e del sub commissario D’Elia”. Il presidente Scopelliti, intervenendo,  ha sostenuto che “il  decreto emanato, approvato e reso esecutivo il 19 giugno scorso, ha permesso che il piano nazionale fosse recepito a livello regionale. Il diabete è una patologia cronica  e sono necessari dei momenti dedicati alla prevenzione. Ciò su cui bisogna puntare – ha aggiunto  – è la capacità di guidare i processi e anticipare gli eventi, in maniera lungimirante, investendo sulla prevenzione”.
Il Piano nazionale sulla malattia diabetica, infatti, mette in luce quali sono le direttive sulle diverse problematiche che riguardano la patologia. Permette ,poi, di focalizzare i punti che riguardano la prevenzione, la diagnosi precoce, la gestione della malattia, e il miglioramento dell’assistenza nei confronti dei pazienti. “Il passo successivo al recepimento – ancora il presidente  Pacenza – sarà effettuare una capillarizzazione della presenza degli attori che si occupano di diabetologia sul territorio calabrese. E per attori intendiamo gli specialisti e non che gravitano intorno a questa patologia, e costruire, proporre, un accordo di programma con l’IBDO (Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation) al fine di monitorare e implementare le conoscenze”.
Il neo rettore dell’Università Tor Vergata di Roma, Giuseppe Novelli, ha ricordato che l’università di cui è portavoce “ha sposato da molto tempo le iniziative che riguardano la patologia diabetica, soprattutto con la ricerca”. Il dirigente del Dipartimento regionale, Bruno Zito, ha specificato, invece, che il dipartimento “è impegnato dal 2005 nella predisposizione di una serie di provvedimenti che riguardano la rete diabetologia e che nonostante il piano di rientro, che porterà a delle scelte non proprio felici per qualcuno, l’auspicio è che ci sia una riorganizzazione dei servizi e quindi, entro il 2015, si possa fare una vera e propria riforma della sanità calabrese”.
Il direttore generale dell’Asp di Catanzaro, Gerardo Mancuso,  ha ribadito la necessità di lavorare sul territorio,  per “fare educazione. Il problema c’è, esiste, e bisogna concentrarsi in maniera innovativa rispetto al passato. È necessaria quindi, la partecipazione tra specialisti del settore e istituzioni”.
Il convegno è entrato, quindi, nel vivo, e sono stati molti gli interventi scientifici, che hanno riportato dati, numeri, ma soprattutto soluzioni che possano affrontare il problema della patologia diabetica. Molte le personalità scientifiche, di  livello regionale e nazionale,  che hanno discusso sul tema. Tutte hanno ribadito la necessità di puntare sulla prevenzione: infatti, nonostante in Italia il numero sempre crescente di persone affette da diabete, 1 o 2, la patologia non è ancora così conosciuta e si rischia, in alcuni casi, di intervenire in un secondo momento, male, e ponendo anche a rischio l’incolumità del paziente, oltre all’incidenza dei costi di ospedalizzazione che si eviterebbero con una giusta prevenzione. C’è quindi un’assoluta necessità di monitorare queste malattie, in maniera tale da anticipare i tempi, affinché si possano raggiungere risultati a lungo termine. Se si guarda ai numeri, soprattutto quelli calabresi, ci si rende conto che il diabete 2 può essere considerato una vera e propria pandemia in aumento, con punte che in Italia e in Calabria, si sarebbero dovute toccare solo nel 2030. Se si crea una rete d’informazione, invece, anche e soprattutto con le associazioni, c’è la possibilità di tamponare e arginarne la pericolosità.
A parlare del Piano Nazionale sulla malattia diabetica, la presidente della Commissione nazionale Diabete del Ministero della Salute, Paola Pisanti, che ha ribadito la scarsa conoscenza e complessità della malattia, specificando come il piano sia uno “strumento per attuare un cambiamento culturale”. Fondamentale per la dottoressa Pisanti, il miglioramento organizzativo e comunicativo: “al centro dell’azione si deve porre la persona: il paziente – puntualizza la Pisanti – deve essere al centro di tutti gli interlocutori. Il piano  propone un disegno che definisce i percorsi assistenziali e personalizzati e soprattutto garantisce formazione e informazione, valorizzando i ruoli scientifici e istituzionali, con grandi responsabilità e senza prevaricazioni. Fondamentale diventa quindi la gestione integrata”.
E la Calabria, nell’attuazione del piano, si rivela precorritrice. Nonostante i dati preoccupanti che riguardano l’avanzare della patologia, spesso legati anche all’aumentare dell’obesità, la nostra regione, pur non avendo mai avuto una normativa specifica, si rivela una delle più virtuose nell’affrontare la malattia, pur non avendo spesso le strutture adeguate.
Plauso finale anche da parte della comunità scientifica, e delle associazioni di diabetici che hanno riconosciuto i meriti del recepimento del piano nazionale da parte della Regione e hanno così potuto intravedere uno spiraglio nella lotta e nella prevenzione della patologia diabetica.

Claudia Strangis