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Lunedì, 18 Ottobre 2021

Al Teatro ‘Francesco Cilea’ va di scena il ‘Registro consapevole’. Centinaia di giovani insieme alle istituzioni firmano il loro impegno antimafia

Un ‘Registro che raccolga le firme di cittadini consapevoli’, è stato l’obiettivo dell’iniziativa presentata dal giornalista Arcangelo Badolati, promossa al Teatro Comunale ‘Cilea’ dall’avv. Giovanna Cusumano e da numerose scuole cittadine,

con la condivisione dell’Ufficio di Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria e della prefettura. “Avevamo pensato, subito dopo il baciamani al boss di San Luca Giuseppe Giorgi – ha detto il Procuratore aggiunto della Repubblica, Giuseppe Lombardo – di come cancellare quell’immagine che consegnava al Paese un messaggio negativo e che descriveva i calabresi come ‘quelli del baciamani alla ndrangheta’. Anche perché – ha aggiunto Lombardo – dalla società civile, in quella occasione, si era alzato un ‘silenzio assordante’ che andava assolutamente combattuto. Da lì, dunque, l’idea di questa giornata, per istituire in prefettura il ‘Registro per la raccolta delle firme dei cittadini consapevoli’. La libertà che la ndrangheta ci sottrae – ha detto Giuseppe Lombardo ai tantissimi giovani dentro il ‘Cilea’ – è quella che incide soprattutto negativamente per le generazioni a venire. Ecco perché l’idea di istituire il ‘Registro’, per affermare coralmente ‘mafiosi mai! qui, da Reggio Calabria, capitale mondiale della ndrangheta”. “L’iniziativa di oggi – ha detto il Procuratore della Dda facente funzioni, Gaetano Paci - completa la limitatezza del nostro lavoro e interpella la società civile, la sua parte migliore, come moto di liberazione collettiva dal giogo mafioso per inverare i principi costituzionali democratici”. Per il Procuratore Generale Bernardo Petralia, “questa iniziativa rappresenta un atto d’amore, un semplice atto di consapevolezza verso questa bellissima città”. La presidente del Tribunale, Maria Grazia Arena, ha invece richiamato l’attenzione “sul pericolo che da Reggio Calabria vadano via per mancanza di prospettive i giovani e le intelligenze migliori. E’ una tragedia che va contrastata con più determinazione dalla politica e dalle istituzioni”. Anche il presidente della Corte d’Appello, Luciano Gerardis, fautore di numerose iniziative di impegno civile, ha sottolineato come “la presenza numerosa di tantissimi giovani deve spingere la società reggina ad essere meno disgregata, divisa, e più visibile, avendo di fronte una ndrangheta potente, unitaria e visibile”. “I protagonisti siete voi – ha detto il prefetto Michele Di Bari - E insieme, adulti e ragazzi, dobbiamo riconquistare l’ordinarietà del vivere civile, primo passo fondamentale per vincere la battaglia contro la mafia. La ndrangheta è un modello di sopraffazione che va sconfitto anche con comportamenti singoli di normalità, giorno dopo giorno”. La manifestazione si è conclusa nell’androne della Prefettura con tutte le autorità civili e militari presenti, tra cui il presidente del Consiglio regionale Nicola Irto, che hanno apposto la loro firma sul ‘Registro’, seguite dalle centinaia di ragazze e ragazzi in attesa in piazza Italia, dinanzi al Palazzo del Governo. “Avere visto insieme oggi centinaia di giovani e tutte le istituzioni, locali e centrali al teatro ‘Cilea’ per un futuro migliore, è motivo di orgogliosa speranza”, ha commentato il presidente della Commissione regionale antidrangheta Arturo Bova. “L’iniziativa sostenuta dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria e dal prefetto Michele Di Bari, culminata con l’istituzione del ‘Registro pubblico della cittadinanza consapevole’, avvalora ulteriormente il senso della costruzione democratica diffusa di un fronte largo e coeso contro la ndrangheta e le sue attività criminali. La Regione Calabria e la Commissione che presiedo continueranno, caparbiamente e consapevolmente, a lavorare per diradare ogni zona d’ombra nelle attività amministrative al fine di conseguire il bene comune e garantire legalità e imparzialità. Oggi si contano a decine, purtroppo, gli interventi sanzionatori antimafia contro gli enti locali, che restano comunque il primo ‘sportello della democrazia’ e di servizio per i cittadini. Un meccanismo che va analizzato e profondamente innovato, affinchè non si incorra nell’errore di liquidare il bambino con l’acqua sporca. Dobbiamo scongiurare che i cittadini – ha concluso Bova – si allontanino dalla politica e dall’impegno istituzionale, garantendo sempre e comunque, legalità e buon governo”.